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S. Crisogono
Rione Trastevere, piazza Sonnino |
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È la terza delle grandi basiliche di Trastevere, spesso poco considerata, anche per il suo affacciarsi sulla caotica piazza Sidney Sonnino.
La chiesa di S. Crisogono si presenta oggi su due livelli.
La basilica inferiore, antichissimo Titulus chrysogoni, era in origine una
domus ecclesiae, un luogo di culto privato all'interno di una domus
romana del III secolo d.C., al quale fu poi aggiunto alla fine del V secolo, come conferma la
tecnica costruttiva dei muri a moduli di tufelli e mattoni tipici di quel
periodo, tutto il settore del presbiterio, comprendente
l'abside e i due ambienti laterali: essa è quindi costituita da una grande aula a pianta rettangolare di m.
35,35 x 19,25 a unica navata, orientata in senso est-ovest (cioè in modo
analogo a quello della chiesa superiore).
Nel 1123 il cardinale Giovanni da Crema (titolare della basilica negli
anni 1116-1137) stabilì che la chiesa doveva essere ricostruita dalle
fondamenta. Per prima cosa fece edificare in prossimità della chiesa un
monastero e un oratorio ove far svolgere le funzioni religiose durante i
lavori; poi fece interrare l'antica basilica e fece innalzare la nuova sei
metri più in alto, al livello raggiunto all'epoca dal terreno. In tale
occasione fu anche alzato il campanile
romanico.
L'interno della chiesa era a tre navate con soffitto a capriate e transetto sopraelevato. I fusti delle 22 colonne di granito ed i capitelli erano di spoglio; sopra correva una trabeazione piana con la cornice a modiglioni. L'arco trionfale poggiava su due gigantesche colonne monolitiche in porfido. Splendido il pavimento musivo cosmatesco del XII secolo. Antichi dipinti attribuiti a Pietro Cavallini (fine sec. XIII) dovevano trovarsi al posto degli attuali tre riquadri con scene della vita di s. Crisogono nel catino absidale, mentre ancora si conserva, al centro del tamburo, la famosa tavola musiva con la Vergine e Bambino tra i ss. Giacomo e Crisogono, forse anch'essa di mano del Cavallini, e che non è parte dello scomparso mosaico absidale, bensì proviene forse da qualche monumento funebre, anch'esso distrutto, della chiesa, poiché il fondo del mosaico è piano, e non concavo come dovrebbe essere se pertinente all'abside. Dalla Sagrestia si può accedere ai resti della basilica del V secolo e degli edifici romani tra i quali è sorta, con resti di affreschi ormai quasi del tutto svaniti. L'attuale aspetto della chiesa si deve in gran parte ai lavori promossi nel 1602 dal cardinale titolare della chiesa Scipione Caffarelli Borghese (nipote di papa Paolo V) e realizzati dall'architetto Giovan Battista Soria. A questi si deve l'attuale facciata, preceduta da un portico che reimpiega quattro colonne di granito del precedente portico medievale e la cuspide sul bel campanile romanico. L'interno conservò invece l'aspetto e le proporzioni del XII secolo: furono solo aggiunti i capitelli ionici in stucco, il soffitto ligneo a lacunari ed il ciborio, opera dello stesso Soria, |