|
Ss. Quattro Coronati
Rione Celio, via Ss. Quattro |
|
Importantissimo
complesso monastico del Medioevo, la chiesa dei SS. Quattro domina con la
sua mole la zona del Celio, e spiccava ancor più alla fine dell’Ottocento,
quando chiesa e monastero si trovavano isolati tra orti, vigne e ruderi
romani, dando maggiormente l’idea di un complesso fortificato nella
campagna romana.Storia Fin dal 499 si ha notizia dell'esistenza di un Titulus Aemilianae, denominazione a cui presto si sovrappose quella di Titulus SS. Quattuor Coronatorum ricordata per la prima volta nel 595. Il nome deriverebbe da quattro soldati martirizzati perché si erano rifiutati di adorare la statua di Esculapio, ma secondo un'altra versione si sarebbe trattato di cinque scultori/scalpellini dalmati uccisi al tempo di Diocleziano per non averla voluta scolpire; tumulati nel cimitero dei Ss. Pietro e Marcellino ad duas lauros, nel Medioevo divennero i patroni delle corporazioni edili. La chiesa si inserì presumibilmente in un'aula absidata di età tardoantica di proporzioni assai grandi. Essa fu oggetto di grandi cure da parte dei papi Onorio I (625-638), Adriano I (772-795), Leone III (795-816), Gregorio IV (827-844). Leone
IV (847-855) la fece poi trasformare in una basilica a tre navate
con cripta semianulare preceduta da un quadriportico, all'ingresso del
quale si inserì la torre campanaria; inoltre sistemò la cripta ed eresse
le cappelle di s. Barbara, di s. Nicola e di s. Sisto (oggi
scomparsa). Nel 1138 la chiesa fu affidata ai monaci Benedettini,
che la tennero fino al sec. XV; sotto di loro furono costruiti il
monastero (fine sec. XII), il chiostro (sec. XIII) e la cappella di s.
Silvestro (1246). Nel 1521 il complesso passò a Camaldolesi e dal 1560 fu
affidato alle Suore Agostiniane che tuttora la custodiscono. Visita Dopo
aver girato attorno al complesso, si giunge all’ingresso del monastero,
che presenta una facciata disadorna, oggi intonacata,
ma a sinistra si individuano ancora tracce di murature medioevali a
scaglie di tufo; sopra, si eleva il tozzo campanile
del IX secolo il più
antico che si conservi in Roma. Il transetto occupa l'intera larghezza della navata centrale della chiesa primitiva. Il presbiterio è invece ancora quello della chiesa originaria e lo si capisce vedendone le dimensioni spropositate rispetto alla navata; esso fu rialzato nel sec. IX per ricavarvi la cripta semianulare. Il pavimento della navata centrale e del transetto è un tappeto cosmatesco del sec. XII in opus alexandrinum, mentre nelle navate laterali sono state utilizzate lastre marmoree. Il soffitto di legno scuro del '500 fu offerto dal cardinale del Portogallo. Sulle pareti della chiesa sono resti di affreschi del sec. XIV con funzione votiva. Nella navata sinistra sono raffigurati un santo vescovo, un monaco benedettino (sotto cui è scritto Mag. Rainald.) e uno cistercense; s. Agostino; tre santi seduti; la Navicella; una scena di martirio. Nella navata destra sono raffigurati s. Antonio abate tra due sante; due stemmi di donatori non identificati; una Pietà tra i ss. Pietro e Paolo; s. Bartolomeo e un vescovo; s. Bernardo e un piccolo monaco inginocchiato; i ss. Stefano e Lorenzo. Nelle navate laterali sono conservati resti di affreschi del XII secolo. A metà della navata destra è posto l'altare del SS. Sacramento, con paliotto limitato da pilastrini cosmateschi. Il presbiterio, come già ricordato, fu rialzato per costruire la cripta semianulare nel IX secolo. Nell’abside, affreschi di Giovanni da S. Giovanni (1630); al termine del colonnato sinistro, un ciborio qui esposto, della fine del Quattrocento, attribuito ad Andrea Bregno. La cripta semianulare, risalente al sec. IX, fu profondamente manomessa nel sec. XVII, quando fu disfatta anche l'antica recinzione presbiteriale. Nella cripta si conservano quattro arche ritrovate nella ricognizione duecentesca. Nella parete di sinistra presso la scala che scende alla cripta, è murato il paliotto dell'altare del tempio di Pasquale II (sec. XII) con ai lati due iscrizioni: quella a sinistra ricorda la deposizione dei corpi sotto Leone IV con l'elenco delle reliquie; a destra la ricognizione di Pasquale II nel 1111. Nella navata sinistra, poco discosta dalla
parete, si erge una colonnina con capitello, lavorati in un unico pezzo di
marmo bianco (sec. IX): si tratta di un tipo di colonnina utilizzata di
solito per sorreggere le arcate di un ciborio (forse quello donato da Leone
IV alla chiesa).
Dalla navata sinistra si accede al chiostro, risalente al XIII secolo, e
che sebbene sia assai spoglio dal punto di vista decorativo, è certo uno
dei più suggestivi di Roma.
È a pianta rettangolare, con quattro gallerie divise in due
campate da pilastrini sui quali sono scolpite paraste scanalate e
rudentate. Le campate sono formate da una serie di otto archetti nei lati
lunghi e di sei nei corti. Tutti gli archetti hanno la doppia ghiera, e
sono sostenuti da colonnine binate con capitelli. Il loggiato gira intorno
a uno spazio libero di m. 10 x 15 piantato a giardino, al centro del quale
è una càntaro romanico (fontana per le abluzioni) del sec. XII, in origine collocato nel secondo
cortile. Ritornando nel secondo cortile e attraversandolo si accede alla stanza del Calendario, ricavata nella navata destra della basilica primitiva, ora portineria del convento delle monache, che conserva dipinto sulle pareti un raro esemplare di calendario liturgico della seconda metà del XIII secolo. È ordinato a colonne, quattro per ogni parete. Da
questa stanza, chiedendo la chiave alle monache (che, essendo di clausura,
la forniscono ancora con l’antico sistema della ruota girevole), si può
accedere dal primo cortile alla cappella di S. Silvestro, uno dei più importanti monumenti
storico-artistici del Medioevo romano. Fu costruita nel 1246
dal cardinale Stefano, titolare di S.
Maria in Trastevere
, poco dopo
che il pontefice e la curia cardinalizia si erano rifugiati nel monastero
fortificato sotto la minaccia di un attacco portato dall’imperatore
Federico II di Svevia, nel momento più caldo della lotta tra papato e
Impero, cosicché l’ambiente fu interamente decorato con un ciclo di
affreschi rammemoranti episodi della vita di Costantino imperatore e del santo papa Silvestro,
a sancire la versione tradizionale del potere temporale dei pontefici,
avuto per la rinuncia da parte di Costantino, convertito al cristianesimo e grato
per la guarigione miracolosa dalla lebbra, alla metà occidentale
dell’Impero, essendosi egli trasferito a Costantinopoli. Nel sec. XVI divenne proprietà
dell'Università dei Marmorari, che tuttora la detiene. È a pianta
rettangolare, coperta da volta a botte decorata a stelle policrome; al
centro è inserita una croce formata con scodelle di maiolica, di
produzione islamica; il pavimento è di tipo cosmatesco. A parte la
decorazione della lunetta (in cui sono raggigurati Cristo giudice, la
Vergine, s. Giovanni e gli Apostoli), tutti gli affreschi di età
medioevale conservati nella cappella si riferiscono alla vita di
Costantino e sono desunti dagli Acta Silvestri.
Se l’insieme degli affreschi non è di elevatissima qualità artistica, risulta comunque di estremo interesse per la forza della concezione storica espressa, e comunque è di forte suggestione per la notevole conservazione dell’ambiente nel suo insieme. Il pavimento è di stile cosmateseo, mentre la volta, a botte, è dipinta a stelle, con al centro una croce formata da terrecotte policrome di matrice islamica. Uscendo dal convento, si può proseguire per la appartata via dei SS. Quattro; sull’area rettangolare tra questa e, più in basso, lo stradone di S. Giovanni, a metà dell’Ottocento si trovava la villa Campana, dal nome del proprietario, marchese Campana, direttore del Monte di Pietà, che negli anni vi accumulò una prodigiosa collezione archeologica e anche di primitivi italiani, dopo di ché, scopertosi che a questo scopo aveva utilizzato fondi del Monte, fu arrestato e processato e la sua collezione finì all’asta, per essere quasi tutta acquistata da Napoleone III. Oggi per la maggior parte si trova al Louvre.
Per altre immagini clicca nella sezione VASI |