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Ss. Michele e Magno
Rione Borgo, Salita SS. Michele e Magno |
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Per raggiungere questa chiesa occorre percorrere in
direzione di S. Pietro il Borgo Santo Spirito e salire una ripida scalinata
che si apre sulla sinistra; la chiesa è altrimenti visibile solo a
distanza, da piazza S. Pietro donde appare il bel campanile romanico, che
segnala la presenza di questo antico sacello sulle estreme pendici
settentrionali del Gianicolo.
Nell’alto Medioevo,
nella zona dei futuri borghi, sorsero le varie scholae dei
diversi gruppi etnici, a scopo di assistenza dei connazionali che
giungevano in pellegrinaggio alla tomba di Pietro; la schola dei
Frisoni si insediò in questo luogo e vi eresse una chiesa dedicata
all’Arcangelo Michele, veneratissimo dai popoli nordici.
Fondata forse da Leone
III (795-816), se ne ha
testimonianza sin dall’anno 854 (parti di murature pertinenti alla primitiva chiesa carolingia
sono venute alla luce nel 1937 sotto il pavimento della chiesa attuale,a
sinistra dell'ingresso).
La chiesa fu poi restaurata da Clemente VIII (1592-1605), da Urbano VIII (1623-1644), da Benedetto XIII (1724-1730), da Benedetto XIV (1740-1758) e da Clemente XIII (1758-1769), che la riconsacrò solennemente nel 1759. Questi rimaneggiamenti della metà del XVIII furono opera di Carlo Murena. Ulteriori lavori di restauro e di consolidamento furono eseguiti nel 1860 e nel 1908. Visita Si accede alla chiesa tramite la ripida scalinata, che ha anche carattere di «Scala Santa», fino a non molti anni fa percorsa in ginocchio dai fedeli, magari, piuttosto profanamente, per impetrare la grazia di una vincita al Lotto. Probabilmente la posizione elevata e dominante della chiesa in qualche modo vuole suggerire la posizione e le caratteristiche del principale santuario dedicato all’arcangelo, quello di Monte S. Angelo sul Gargano. Nonostante gli interventi moderni, l'ossatura della chiesa è ancora quella romanica, benché quasi completamente celata dalle sovrastrutture posteriori. Significative tracce della costruzione medioevale possono essere individuate all'esterno sotto il timpano della facciata, nella zona absidale (ove sono visibili le cornici a modiglioni e denti di sega) e lungo il muro esterno della navata laterale posta a sud. Nell'abside si trovano tre finestre strette, oggi murate. Da notare, presso il portale, l’iscrizione funeraria del frisone Hebi, datata al 1004. All'interno, l'impianto basilicale a tre navate era in origine diviso da due filari di sette colonne marmoree collegate da archi. Gli interventi settecenteschi hanno nascosto le colonne nei quattro pilastri e nelle mura che affiancano il presbiterio. I tasselli (delle nicchie) nelle navate laterali permettono comunque ancora oggi di localizzare i sostegni originari. Il Torrigio (Narrazione dell'origine dell'antichissima chiesa dei Santi Michel'Angelo e Magno vescovo e mart., Roma 1629) ricorda la presenza di arredi cosmateschi. Nella navata centrale si conserva tuttora una «ruota» del pavimento originale cosmatesco. Davanti all'altare maggiore è infine posta la pietra tombale di Wilhelmus, arciprete di S. Michele, morto il 19 maggio del 1424. In controfacciata si conservano due
epigrafi. La prima, oggi
mutila, recita:
[…] Mariae se […] / beati Nicolai, Quat […] / torum et Sanctorum XXXX et S. D […] / praesentibus venerabilib[…] / patribus domno Aimerigo can[…] / et Gerardo cardinale S. Cru […] / et GG. S. Mariae et Octaviano S. Ni […] / lai, Rainerio S. Prissce, Ottone S. / Georgii, Haec et cetera studio et indu / stria domni Stephani Venerabi / lis archipresbyteri ibidem praesidente facta / sunt. Fortunatamente, alla fine del XV secolo, Pietro Sabino trascrisse il testo che lui leggeva ancora completo: In nomine Domini anno eiusdem MCXLI temporibus domni Innocenti II papa anno eius XI, mense januar, die XXX, indictione IIII, haec ecclesia consecrata est a praedicto domno et venerabili summo pontificie Innocentio cum duabus altaribus. In maiori siquidem altari, celebravit idem domnus pontifex missam ad honorem beati Michaelis; ibique recondita sunt de ligno crucis, de lapide sepulchri, de pane ordeacio; ubi suint reliquiae S. Andreae, S. Dionysii, SS. Cosmae et Damiani, S. Cesarii, tunicam de crate S. Laurentii, Sulpiciae, Serviliani et S. Magni et S. Agathe. Secundum vero altare consecratum est a domno Currado Saviniensi Romane ecclesiae vicario ad honorem beatae Mariae semper Virginis et beati Nicolai, IIII Coronatorum et Sanctorum XXXX et S. Damasi; praesentibus venerabilibus patribus domno Aimerigo cancellario et Gerardo cardinale S. Crucis et GG. S. Mariae et Octaviano S. Nicolai, Rainerio S. Prissce, Ottone S. Georgii, Haec et cetera studio et industria domni Stephani Vener. archipresbyteri ibidem praesidente facta sunt. Da qui risulta che l'altare che si trova nell'abside venne consacrato da papa Innocenzo II, il 30 gennaio del 1141. In questa occasione il papa dedicò l'altare all'arcangelo Michele, deponendovi alcune reliquie. Due cardinali, i cui nomi sono incisi nell'iscrizione, diverranno in seguito papi: il cardinale Caccianemici dell'Orso, che sarà papa Lucio II (1144-1145) e il cardinale Corrado che prenderà il nome di Anastasio IV (1153-1154). La seconda epigrafe ricorda invece la leggenda della scoperta del corpo di s. Magno a Fondi e la sua traslazione a Roma. La lunga iscrizione, datata all'inizio del XIV, riporta anche il monito a non danneggiare per nessun motivo la chiesa, pena la scomunica e la dannazione eterna. Il rifacimento neoclassico è importante per la presenza di belle pitture, opera di Raphael Mengs, il pittore principe della prima età neoclassica, la cui tomba è visibile nella navata sinistra (1779). Il sotterraneo della chiesa fu impiegato nel Baso Medioevo come cimitero. Prima del 1756 c'erano almeno tre grandi lastre di pietra attraverso le quali i cadaveri venivano calati giù. Queste lastre di pietra furono incorporate nel pavimento con i lavori di restauro negli anni 1756-1759. La chiesa, come la parte del colle in cui si trova, gode dell’extraterritorialità.
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