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Ss. Giovanni e Paolo
Rione Celio, piazza Ss. Giovanni e Paolo |
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| Importante basilica sul Celio, al centro di una delle zone
più ricche di Roma per la densità di memorie e testimonianze
storico-artistiche e archeologiche. Vi si arriva da piazza della
Navicella, passando sotto l'Arco di Dolabella e
prendendo la via S. Paolo della Croce. La strada passa tra alti muri, a
sinistra la Villa Celimontana, a destra gli
orti dei padri Passionisti, i quali officiano la basilica che si trova
poco oltre sull'omonima piazza.
La chiesa paleocristiana subì però purtroppo gravi danni sia con il Sacco di Roma del 410 sia con quello normanno del 1084. Pertanto, alla fine del sec. XI si rese necessario un drastico intervento di restauro del complesso celimontano: tra il 1099 e il 1118 il cardinale Teobaldo riedificò il monastero e cominciò a costruire il campanile, poi terminato dal cardinale Giovanni di Sutri. Alla base del campanile fu eretto un basso arco che servì di sostegno a un'ala del monastero entro cui fu sistemata l'Aula Capitolare. In poco tempo fu anche fabbricato il portico avanti alla chiesa. Adriano IV (1154-1159) completò l'opera del cardinale Giovanni di Sutri. Una nuova fase di lavori ebbe luogo nel 1216 a cura del cardinale
Cencio Savelli, poi papa Onorio
III, che sopraelevò il portico creandovi sopra una galleria; a lui
si devono anche la suggestiva galleria ad archetti intorno all'abside, il
portale cosmatesco, il pavimento in opus alexandrinum, il ciborio
(rimasto in situ fino al 1725) e l'altare sul locus
martyrii.
Ultimi eventi degni di menzione sono i grandi lavori effettuati tra il 1950 e il 1952, che portarono al ripristino della facciata paleocristiana (che oggi si può vedere al di sopra della galleria duecentesca, che venne ribassata), del portico, del monastero, del campanile e allo scavo dei resti del Tempio del Divo Claudio (Claudianum, sec. I d.C.) sotto il monastero. Il portico, del sec.
XII, è sorretto da otto colonne (tre di granito rosso, tre di granito
bigio e due di marmo tasio); i capitelli sono ionici (medioevali) e
corinzi. Sull'architrave corre la seguente iscrizione: Presbiter
ecclesi(a)e roman(a)e rite Johannes / h(a)ec animi voto dona vovenda dedit
/ martyribus Christi Paulo pariterque lo(h)anni passio quos eadem contulit
esse pares.
Sotto l'altare maggiore urna di porfido con le reliquie dei santi titolari, nel catino absidale affresco con il Cristo in gloria, del Pomarancio (1588); nella sagrestia, Madonna col Bambino e santi, tavola di Antoniazzo Romano. All'inizio della navata destra sono collocate due lapidi del sec. XI con un elenco di beni posseduti dalla Chiesa e una bolla pontificia di convalida del possesso. In fondo alla navata destra si può scendere all'intricato insieme delle Case romane su cui sorse la chiesa paleocristiana. In particolare, un ambiente ipogeo (situato sotto la navata sinistra della chiesa) fu nel Medioevo decorato ad affresco: si distinguono ancora una Crocifissione con soldati che giocano ai dadi la veste di Cristo (sec. IX) e un Cristo in trono tra i ss. Michele, Gabriele, Giovanni e Paolo (sec. XII). Scendendo lungo il Clivio di Scauro, sovrapassato da sette archi di sostegno medievali a blocchetti di peperino e cotto (sec. XIII o XIV, tranne quello più in basso che è del V secolo), si può vedere, incastrata nel fianco della chiesa, la facciata di una delle case romane di cui sopra. Scendendo ancora si ha la bella vista dell'abside della chiesa, della fine del IV secolo, su cui Cencio Savelli nel sec. XIII eresse l'elegante galleria ad arcatelle pensili di stile romanico-lombardo ed esemplare unico a Roma. Il sovrastante timpano del tetto con cornice orizzontale laterizia è del tempo del cardinale Giovanni di Sutri. A sinistra dell'abside, la cupola nera incombente è quella della cappella di S. Paolo della Croce, aggiunta alla chiesa dai padri Passionisti nel 1857-1860. Tornando sulla piazza, il bellissimo, alto campanile romanico (XII secolo) e tra questo e la chiesa il convento dello stesso periodo, la cui facciata è stata ripristinata nei recenti restauri con la riapertura della porta originale su cui è una tipica bifora con alto davanzale marmoreo (un'altra analoga è rimasta chiusa entro il portico della chiesa che si è addossato alla facciata). Le strutture che seguono sulla destra, a tufelli e mattoni, fanno parte di una torre che permetteva di accedere al campanile passando sopra all'arcone ribassato costruito sulla strada romana che costeggiava le costruzioni del Tempio del Divo Claudio. Su quest'arco è fondata la facciata del tempo di Giovanni di Sutri (metà sec. XII), caratterizzata da una finestra, da due trifore e dalla bifora sovrastante. Cencio Savelli sopraelevò il monastero con una muratura a tufelli e costruì la quadrifora superiore. Il muro doveva essere interamente dipinto a fasce bianche e rosse alternate, su un sottile strato di intonaco. Nell'interno del monastero sono visibili le arcate in travertino a bugne rustiche delle sostruzioni del Tempio del Divo Claudio, su cui si eleva la facciata ovest del monastero; in questa è stata recentemente ripristinata una delle pentafore ad archi acuti, degli inizi del sec. XIV. Il campanile poggia sulle costruzioni dell'angolo meridionale del Claudianum, che poggiava su di una gigantesca piattaforma su cui ora si trovano il convento e gli orti dei padri Passionisti. Sull'altro lato della piazza e della strada, lungo il muro di recinzione della villa Celimontana e degli studi di produzione televisiva Palatino, sono visibili numerosi resti delle facciate di edifici di età romana e altomedievale.
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