Ss. Bonifacio e Alessio
Rione Ripa, piazza di S. Alessio
CHIESE MEDIEVALI torna alla pagina iniziale delle CHIESE DI ROMA

Le origini della chiesa si fanno risalire al II o al IV secolo, collegando la sua fondazione alla leggenda di S. Bonifacio, riportata anche nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine (XIII secolo). Al tempo di Diocleziano e Massimiano, Bonifacio sarebbe stato l'amministratore di una ricca matrona romana di nome Aglae. Entrambi un giorno si sarebbero pentiti della loro vita e Bonifacio avrebbe deciso di andare a Tarso a cercare le reliquie dei martiri. Giunto in questa città e recatosi alla stadio ove molti cristiani stavano subendo il martirio, rimase colpito dal coraggio dimostrato da questi uomini, e professata la propria fede andò incontro ai più atroci supplizi: fu scorticato vivo, gli fu gettato il piombo in bocca, fu gettato egli stesso nella pece bollente. Poiché tuttavia nessuno di questi tormenti lo piegava il giudice ne decise la morte per decapitazione. Il suo corpo venne poi raccolto dai suoi compagni di viaggio che lo riportarono a Roma ove fu sepolto presso la via Latina. La matrona Aglae, affranta dal dolore, avrebbe allora distribuito tutto il suo denaro ai poveri e, preso l'abito monacale, avrebbe fondato la chiesa sull'Aventino, dedicandola a Bonifacio.

La chiesa divenuta diaconia nell'VIII secolo sotto il pontificato di papa Leone III, fu donata nel X secolo da papa Benedetto VII al metropolita di Damasco Sergio, giunto nell'Urbe nel 977. Sergio trasformò la chiesa in un'abbazia, che divenne l'epicentro da cui si irradiarono le missioni nei paesi slavi (da qui partì s. Adalberto, che morì martire tra i Prussiani il 23 aprile del 997). In questo periodo S. Bonifacio diventa uno dei monasteri più importanti della città; qui nel 984 si ritira Crescenzio , figlio di Giovanni e Teodora, la cui lapide funeraria si trova all'interno del chiostro, dove si conserva anche l' epigrafe funeraria di Sergio, che qui morì nel 981.
Sempre in questo periodo comparve la seconda intitolazione della chiesa, dedicata a S. Alessio. Anche questa intitolazione trova origine in una leggenda, fiorita in seguito ad un racconto siriaco del V secolo. Nella leggenda latina, un senatore romano di nome Eufemiano che avrebbe abitato proprio dove poi sorse la chiesa, aveva un figlio, Alessio, che passava la maggior parte del suo tempo ad aiutare i poveri e gli ammalati. Dacché il padre lo obbligava a prendere moglie, egli sarebbe fuggito la notte stessa delle nozze, partendo pellegrino per l'Oriente. Dopo diciassette anni avrebbe quindi fatto ritorno a Roma, in incognito, vestito da pellegrino, presentandosi come servo alla casa dei genitori che non lo riconobbero e lo alloggiarono in un'angusta scala. Dopo aver vissuto sotto la scala dell'ingresso per molti anni, in punto di morte consegnò la storia della sua vita al papa affinché la rivelasse al padre e alla sposa. Non sappiamo quanto di vero ci sia in questa storia, in cui sono fusi racconti diversi, ma ad ogni modo un pezzo della scala di legno sotto la quale sarebbe spirato il santo si conserva in una cappella a sinistra dell'ingresso della chiesa a lui dedicata. La chiesa fu poi ricostruita dalle fondamenta nel 1215 sotto Onorio III che fece porre sotto l'altare maggiore i corpi dei due santi che vi rimasero fino al 1680.

Sostanziali modifiche furono apportate  intorno al 1750 ad opera di Tommaso de Marchis che trasformarono la chiesa in uno stile classicista settecentesco: i resti antichi furono occultati completamente, asportati i mosaici del pavimento, innalzata la navata e aperte nella crociera due cappelle.

Ulteriori restauri furono operati tra il 1852 e il 1860.

InternoLa chiesa è preceduta da un quadriportico sul cui muro destro di recinzione si conserva un frammento di guglia gotica con il duplice ritratto di Bonifacio e Alessio.

La facciata è ad arcate con un piano a finestre sovrastante; sebbene la chiesa ci appaia nella sua facciata settecentesca, sulla destra rimane il ricordo del monumento medioevale, nell'elegante torre campanaria romanica, residuo della costruzione di Onorio III del 1217.
Il portico stesso ricalca la struttura medioevale: all'interno di questo si conserva il portale cosmatesco del tempo di Onorio III, con le due statuine di angeli reggi candelabro ai lati.

L'interno a tre navate si presenta in sobrie forme settecentesche.  Sulla seconda campata della navata destra, la tomba del pittore napoletano Antonio Mancini (m. 1930). 

 

Madonna dell'intercessioneNel transetto destro è la cappella eretta per volontà di Carlo IV di Borbone, re di Spagna, che conserva una venerata Madonna bizantina del duecento, ritenuta essere la stessa venerata da s. Alessio in Oriente e portata a Roma dal Metropolita Sergio, con un ricchissimo tabernacolo cinquecentesco. Davanti all'ingresso, lastra tombale di Pietro Savelli (1288).  

Al centro degli stalli lignei (sec. XVIII) nell'abside sono poi incastonate due colonnine di marmo intarsiato; quella a spirale di destra porta anche la firma di Jacopo di Lorenzo di Cosma che dichiara di averne scolpite diciannove con relativi capitelli (+Iacobus Laurentii fecit has decem et novem columnas cum capitellis suis). Le colonnine racchiudono una lapide che illustra le reliquie dei due santi titolari della chiesa. E' tuttavia discussa la provenienza delle due colonnine: infatti secondo alcuni esse risalgono alla ricostruzione onoriana, mentre secondo altri esse sarebbero state tolte dalla non lontana chiesa di S. Bartolomeo all'Isola e portate qui alla fine del sec. XVIII.

Al di sotto del presbiterio la cripta romanica, unica a Roma, è decorata con affreschi del XII-XIII sec.e conserva i resti di S. Tommaso di Canterbury (peraltro normalmente non visitabile).

Nella controfacciata a sinistra dell'ingresso, (entrando a sx) è la scenografica macchina barocca che racchiude la Scala di S. Alessio, opera settecentesca di Andrea Bergondi. La scena in cui Alessio rivela la propria identità ai genitori affranti ed alla fanciulla che lo aveva atteso per diciassette anni è visibile nella composizione settecentesca in stucco e legno.