LE CATACOMBE DI
SANTA DOMITILLA

Introduzione
Basilica dei martiri Nereo e Achilleo
Gallerie e sepolture
I simboli
Ipogeo dei Flavi
Arcosolio dei Piccoli Apostoli
Cubicolo del fossore Diogene
Di nuovo nella Basilica
Commiato

S. Domitilla

Via delle Sette Chiese 280/282 - 00147 Roma Italia
tel. +39 06 51.33.956 fax +39 06 51.35.461
8.30 - 12.00 / 14.30 - 17.00


INTRODUZIONE


Attualmente la catacomba di Domitilla è composta da una rete di ben 15 km di gallerie sotterranee, alcune inaccessibili, scavate su due piani sovrapposti e con un terzo piano in due zone limitate.

La catacombe romane costituiscono una delle testimonianze più genuine e complete di cui disponiamo oggi per conoscere la comunità cristiana della capitale dell’Impero e del Cattolicesimo tra il III ed il IX sec. d.C.. Fino al III sec., infatti i primi cristiani non ebbero a disposizione cimiteri distinti da quelli dei pagani ma furono sepolti in necropoli comuni, fuori città, lungo le principali vie consolari che portavano a Roma (come gli Apostoli Pietro sul colle Vaticano, e Paolo lungo la via per Ostia).

Dalla fine del III sec., soprattutto perché diminuiva lo spazio nei terreni in superficie per nuove tombe, si iniziarono a scavare piccoli ambienti sotterranei, a volte con brevi gallerie, chiamati ipogei, nei quali seppellire i defunti. Questa pratica fu particolarmente in uso presso i Cristiani, in quanto permetteva, con costi limitati, di moltiplicare il numero delle tombe e di accogliere largamente i fratelli più poveri, sia in ipogei privati sia in cimiteri gestiti direttamente dalla Chiesa, spesso in seguito a donazione di privati. E’ questo il caso del cimitero che visitate. In origine il terreno apparteneva a Flavia Domitilla, come testimoniato da diverse iscrizioni. Una di queste con il suo nome è murata sulla parete destra della basilica, ai piedi della scala d’ingresso, tra i due sarcofagi. Questa donna era nobile, infatti Vespasiano era suo nonno e Domiziano suo zio. Suo marito, Flavio Clemente, fu console insieme con Domiziano nel 95, ma nello stesso anno fu condannato a morte per ordine dell’imperatore e Domitilla esiliata nell’isola di Ventotene in seguito ad accuse di "ateismo", probabilmente perché entrambi cristiani, mentre la loro nipote con lo stesso nome di Flavia Domitilla, fu esiliata per lo stesso motivo nell’isola di Ponza, dove nel IV sec. la sua prigione era meta di pellegrinaggi.

In tutta la zona in cui si sviluppa oggi la catacomba, gli ipogei privati si andarono moltiplicando durante la prima metà del III sec. d.C. e si estesero con nuove gallerie nello stesso secolo. La grande catacomba di Domitilla nacque partendo da ben sette di questi ipogei primitivi, scavati prima al secondo piano, poi al primo, i quali si congiunsero durante la prima metà del IV sec. In seguito, e fino alla fine del V sec., proseguì lo scavo di gallerie estendendo il grande cimitero con nuove scale di accesso dalla superficie.

Il motivo principale della nascita di tutte le grandi catacombe, compresa quella di Domitilla, è da collegare alla sepoltura di martiri.

Essi furono vittime in particolare delle persecuzioni degli imperatori Decio e Valeriano, negli anni 250 e 257 e di quella di Diocleziano nel 303. I martiri furono sepolti come normali defunti in semplici sepolture, ma dopo la cosiddetta "Pace della Chiesa" dell’anno 313 ed il riconoscimento ufficiale del Cristianesimo da parte dell’imperatore Costantino, le loro tombe cominciarono ad essere venerate. Si affermò quindi in modo prepotente il desiderio di essere sepolti nello stesso cimitero dei martiri, o meglio il più vicino possibile alle loro tombe, in luoghi detti in latino retrosanctos o apud sanctos. Più tardi, ad opera in particolare del papa Damaso (366-384), si costruirono veri e propri santuari per la celebrazione della liturgia eucaristica sopra le tombe venerate, con la nascita e lo sviluppo di veri e propri pellegrinaggi.

E’ opinione diffusa che nel corso delle persecuzioni le catacombe siano state il rifugio per molti cristiani. Niente è più errato. Le catacombe erano solo dei cimiteri sotterranei dove tra l’altro lo spazio ristretto e la scarsa circolazione d’aria non permettevano lunghe soste; questi cimiteri, inoltre, erano ben noti alle autorità romane per le quali ogni tomba, di qualunque religione, era considerata sacra e pertanto protetta. Le gallerie sotterranee erano quindi frequentate solamente per la sepoltura o la cura delle tombe da parte dei famigliari dei defunti.

La catacomba fu scoperta dal primo esploratore moderno dei cimiteri cristiani, Antonio Bosio, nel 1593; egli rischiò di perdersi nel labirinto di gallerie e descrisse la sua paura di morirvi e di contaminare quei luoghi sacri con il proprio cadavere "indegno". Bosio credette allora di trovarsi in una parte della grande catacomba di S. Callisto; solo nel ‘800, con G.B. de Rossi, fondatore dell’archeologia cristiana, si capì che si trattava della catacomba di Domitilla e del suo santuario dei martiri Nereo ed Achilleo. Da allora numerosi scavi hanno portato alla luce un gran numero di nuove gallerie.

 


LA BASILICA DEI MARTIRI NEREO E ACHILLEO


La vostra visita inizia proprio con la basilica che fu costruita alla fine del IV sec. d.C. sopra la tomba dei due martiri Nereo e Achilleo, ricordati da papa Damaso (366-384) con una lunga iscrizione metrica in bei caratteri la cui ricostruzione è visibile in alto sulla parete destra ai piedi della scala d’ingresso. Damaso ricorda che i due martiri erano soldati della guardia imperiale, uccisi per aver confessato la loro fede. Essi furono probabilmente vittime della persecuzione militare che diede inizio a quella diretta contro tutti i cristiani da parte dell’imperatore Diocleziano nel 303. A papa Damaso dobbiamo forse la costruzione della basilica; egli celebrò i principali martiri romani con diverse iscrizioni e costruì numerosi santuari in altre catacombe di Roma.

Si entra nella basilica da una scala moderna che nell’ultima parte riprende il percorso di quella primitiva. La chiesa è un edificio a tre navate con nartece (l’ambiente in cui giunge la scala), era in parte sotterranea, ma il suo tetto sporgeva in superficie come mostrato dalla ricostruzione moderna. Pur di non spostare le tombe dei martiri conservate nell’abside, per costruire la basilica furono distrutte numerose gallerie ivi esistenti, mantenendo però l’accesso ad alcune di quelle circostanti. La basilica si sostituì, cancellando, ad un santuario precedente più piccolo, il quale a sua volta aveva sconvolto l’ambiente in cui erano stati sepolti Nereo e Achilleo. La chiesa fu presto riempita da numerose tombe di fedeli devoti ai martiri: se ne vedono molte, anche in sarcofagi, in diversi punti sotto il pavimento e lo testimoniano i numerosi frammenti di iscrizioni e di altri sarcofagi qui rinvenuti.

Nell’abside, a destra, potete vedere una colonnina su cui è raffigurato il martirio di Achilleo, come indicato dall’iscrizione (Acileus). Il martire è rappresentato con le mani legate dietro la schiena e inseguito da un soldato che si appresta a decapitarlo. Questa colonnina, insieme con un’altra che doveva illustrare il martirio di Nereo, faceva parte del sostegno di un baldacchino posto sopra l’altare della chiesa sistemato nell’abside, probabilmente in corrispondenza delle tombe dei due martiri, ora non più individuabili con precisione.

La venerazione dei martiri nella basilica, anche quando si smise di seppellire nella catacomba alla fine del V sec., proseguì fino alla metà del IX sec. quando le reliquie furono trasferite in città. Si pensa che la chiesa sia crollata in seguito al terremoto che colpì Roma nell’897.

 


LE GALLERIE E LE SEPOLTURE


Le catacombe sono scavate nel tufo, una roccia tenera di origine vulcanica che si trova sotto l’intera città di Roma. A volte le gallerie furono ottenute riutilizzando cunicoli già esistenti (condotti idrici o cave di pozzolana) oppure, più spesso, vennero scavate ex novo nel banco tufaceo. Le tombe più antiche sono quelle che si trovano più in alto; quando si esauriva lo spazio disponibile, i fossori scavavano abbassando il pavimento per ottenere altre tombe oppure estendevano lo scavo delle gallerie già esistenti creando anche dei piani sovrapposti, con scale interne.

Sulle pareti delle gallerie si notano le tombe più comuni: i loculi, di forma rettangolare, disposti per il lato lungo, normalmente per una sola persona, ma a volte ospitanti più defunti. I loculi di minori dimensioni erano destinati alla sepoltura di bambini; se ne trova un gran numero perché in età antica la mortalità era molto alta.

Un altro tipo di sepoltura utilizzato è l’arcosolio; si tratta di una tomba, per una o più persone, scavata nel tufo e coperta da un arco, anch’esso scavato nel tufo.

Nelle gallerie si aprono anche gli ingressi dei cubicoli, stanze di varie dimensioni solitamente quadrangolari, spesso affrescate, in genere di proprietà di una sola famiglia.

Il defunto, di solito avvolto in un lenzuolo, veniva deposto nella tomba la quale, secondo i gusti e le possibilità economiche dei parenti, veniva sigillata da tegole o lastre di marmo fissate lungo i bordi con calce. Sulla calce o sulla chiusura era spesso inciso il nome del defunto a volte accompagnato da frasi affettuose o beneauguranti, la durata della vita, la data della morte, e a volte qualche simbolo. La maggior parte delle tombe, però, rimasero anonime, specie quelle dei più poveri.

 


I SIMBOLI


Sulle pareti della basilica e percorrendo le gallerie della catacomba sono visibili molti dei simboli qui spiegati. Questi, riprodotti sulle pareti dei cubicoli, sulle lastre di chiusura dei loculi o sulla calce che le fissava, si riferivano alla fede del defunto.

  • Buon Pastore: uomo vestito da pastore che porta una pecora sulle spalle ed allude al Cristo salvatore e all’anima da Lui salvata.
  • Orante: spesso raffigurante una defunta, in piedi con le braccia aperte nel gesto antico della preghiera, simboleggia la certezza dell’anima di poter vivere nella pace di Dio.
  • Pesce: le lettere della parola in greco (ichtùs) erano lette dalla primitiva comunità cristiana come le iniziali della frase, in greco, "Gesù Figlio di Dio Salvatore" (acrostico).
  • Monogramma costantiniano: si compone di due lettere greche, X (chi) e R (ro), intrecciate; queste costituiscono le prime lettere del nome greco Christòs (Cristo). Si trova soprattutto ad iniziare dall’età dell’imperatore Costantino (312-337).
  • Colomba con ramoscello dell’ulivo (nel becco o tra i piedi): simbolo di pace e dell’anima salvata che riposa nella pace divina.
  • Ancora: letto come simbolo nascosto della croce, rappresentava soprattutto la salvezza del cristiano in Dio e l’arrivo della sua anima al porto della vita eterna.

Oltre a questi simboli, nelle catacombe cristiane si trovano spesso raffigurazioni di episodi tratti dal Vecchio e dal Nuovo Testamento, come ad esempio:

  • Noè nell’arca
  • Daniele in salvo fra i leoni
  • Mosé che fa scaturire l’acqua dalla roccia
  • Giona, il quale, gettato in mare ed inghiottito dalla balena, fu da essa rigettato in salvo dopo tre giorni
  • La Natività con i Re Magi
  • Alcuni miracoli di Cristo; tra i più frequenti la resurrezione di Lazzaro e la moltiplicazione dei pani

Ognuna di queste scene intendeva presentare un messaggio soprattutto di salvezza e fornire un insegnamento a chi l’aveva guardata.

Percorrendo la galleria sono visibili molti loculi ancora chiusi dalle lastre originali e potete affacciarvi all’entrata di alcuni cubicoli ormai privi di decorazione.

Lungo la galleria che state percorrendo potete notare alla vostra sinistra due arcosoli chiusi da grate in cui sono conservati diversi oggetti trovati nella catacomba: si tratta di lucerne, conchiglie, oggetti di vetro. Questi erano spesso murati all’esterno delle tombe; erano oggetti in qualche modo legati al defunto oppure utili ad una facile identificazione della tomba da parte dei parenti. Le lucerne, anch’esse in genere murate fuori dai loculi, permettevano inoltre una debole illuminazione delle gallerie.

 


IPOGEO DEI FLAVI


Proseguendo nel percorso, più avanti sulla sinistra entriamo nella "galleria dei sarcofagi" del c.d. ipogeo dei Flavi, così chiamato al momento della scoperta ed erroneamente attribuito ai Flavi cristiani. Si trattava in realtà di un ipogeo pagano le cui tombe più antiche sono degli inizi del III sec. d.C.; nella seconda metà dello stesso secolo fu occupato da sepolture cristiane e nel IV sec. fu unito alla grande catacomba cristiana che si andava formando.

Nella galleria si aprono quattro nicchie destinate ad ospitare sarcofagi oggi scomparsi. Tutte le pareti erano decorate da affreschi, oggi in cattive condizioni, raffiguranti tralci di vite, grappoli d’uva, uccelli ed amorini vendemmianti (nella grande nicchia a destra è possibile vedere un vaso con ai lati due uccelli). Quando l’ipogeo fu occupato da tombe cristiane, si aggiunsero affreschi, oggi molto sbiaditi, raffiguranti scene degli episodi di Daniele e di Mosè tratti dall’Antico Testamento.

Dovete immaginare che l’ingresso originale all’ipogeo, dove arrivate salendo i gradini alla fine della galleria, era aperto nel fianco di una collina. Il vestibolo antico aveva una facciata in mattoni gialli; sopra la porta un incavo quadrangolare indica il luogo in cui si trovava l’iscrizione, oggi perduta, che menzionava gli ignoti proprietari del sepolcro.

Guardando l’ingresso, sulla destra, si apre una grande sala in origine coperta a volta (se ne vedono i resti), costruita agli inizi del IV sec. e decorata da pitture di cui alcuni frammenti sono ancora visibili. Su tre lati della parete si trova un banco continuo in muratura, interrotto solo dall’ingresso a due cubicoli costruiti successivamente. In questo locale si svolgevano i refrigeri, ovvero i banchetti funebri, veri e propri pasti consumati presso la tomba dei defunti, di regola il giorno dell’anniversario della loro morte. Questo rito, ripreso dalle usanze pagane, fu a lungo praticato dai cristiani anche in occasione dell’anniversario della morte dei martiri, prima di essere definitivamente soppiantato dall’Eucarestia.

Sulla parete destra della sala (sempre guardando l’ingresso dell’ipogeo) si trova, dietro una grata metallica, un piccolo cubicolo dipinto, datato alla fine del III sec. d.C. nel quale, tra ghirlande, cesti di fiori ed uccelli, è raffigurato il mito pagano di Amore e Psiche rappresentati come putti che raccolgono fiori. Il mito narra che Psiche, perduto per sua colpa lo sposo, lo ricerca nel dolore ed infine, purificata, si unisce a lui in nozze eterne.

Circa nello stesso periodo, a sinistra dell’ingresso all’ipogeo, fu scavato un pozzo profondo 11 m dal quale l’acqua veniva travasata a destra in una vasca dalla quale una conduttura di piombo, ancora visibile, la versava in una seconda vaschetta che si trova ai vostri piedi. L’ambiente che ospitava il pozzo fu decorato da affreschi con motivi vegetali.

 


ARCOSOLIO c.d. DEGLI "APOSTOLI PICCOLI"


Queste pitture sono datate intorno alla metà del IV sec. Sulla volta dell’arcosolio sono raffigurati i 12 Apostoli disposti ai lati di Cristo. Al centro della lunetta (sulla parete di fondo) era una figura femminile, oggi svanita, in atteggiamento di orante con il monogramma Chi Ro sopra la testa; ai suoi lati sono dipinti Pietro, a sinistra, e Paolo a destra, che rappresentano la fiducia della defunta nell’intercessione in suo favore da parte degli Apostoli. Ai lati dell’arcosolio sono raffigurate due colombe con ramoscelli tra le zampe, simbolo, come si è visto, di pace e di salvezza.

I dodici Apostoli sono rappresentati cinque volte all’interno della catacomba di Domitilla, tutti disposti intorno al Cristo docente seduto in cattedra; si tratta di una scena molto frequente nell’arte cristiana del IV sec. e voleva raffigurare la reggia celeste come simbolo della sovranità e del magistero di Cristo e dei suoi rappresentanti.

 


CUBICOLO DEL FOSSORE DIOGENE


Qui venne sepolto Diogene, di professione fossore, forse una dei capi della corporazione. Il suo nome, oggi invisibile, era dipinto sopra la sua tomba posta di fronte all’ingresso (una grande nicchia con pitture). Nella volta di questo grande arcosolio era raffigurato il Cristo con gli Apostoli Pietro e Paolo (rimasto il solo visibile a destra); in basso si trovano a sinistra la scena della resurrezione di Lazzaro (rimane solo la mummia sulla porta della tomba), e a destra quella del miracolo della sorgente fatta scaturire da Mosè (ancora visibile). Nella lunetta era dipinto Diogene (l’immagine è stata distrutta nel ’700), vestito con l’abito da lavoro e con gli strumenti principali del mestiere: il piccone sulla spalla, un bastone con appesa una lucerna, e a terra l’ascia, la pala e la mazza.

Nell’antichità cristiana la corporazione dei fossori aveva un ruolo estremamente importante; essi avevano l’incarico di scavare le gallerie e tutte le sepolture delle catacombe, erano addetti alla vendita delle tombe e si occupavano della sepoltura dei defunti. Essi scavavano alla luce delle lucerne con piccone e pala, raccogliendo la terra in ceste che venivano scaricate all’esterno attraverso le scale oppure i lucernari, grandi pozzi quadrangolari che raggiungevano la superficie e che servivano anche a portare in profondità aria e luce.

 


DI NUOVO NELLA BASILICA


Prima di tornare all’esterno, potete fermarvi davanti al sarcofago che si trova subito a sinistra prima della scala d’uscita. Si tratta di un grande sarcofago di marmo bianco, pagano, datato al III sec., con strigilature (decorazioni a forma di S o di onde), alle cui estremità si trovano dei leoni che sbranano cerve. Nel IV sec. fu riusato per un defunto cristiano e al centro della fronte fu scolpita una piccola figura di orante.

Sotto l’arcone di fronte alla scala d’ingresso, sulla balaustra destra è poggiato il frammento del coperchio di un sarcofago sul quale sono raffigurati a sinistra la Madonna seduta con Gesù bambino in braccio davanti al quale si inchinano i Re Magi, e a destra il miracolo della sorgente di Mosè.

Come già detto, su tutte le pareti della basilica, ma soprattutto su quella destra, sono visibili numerosi frammenti di sarcofagi e di lastre di chiusura di loculi sui quali troverete alcuni dei simboli e delle raffigurazioni del cristianesimo primitivo che vi sono state presentate.

 


COMMIATO


Le catacombe di Domitilla sono molte vaste, circa 15 km di estensione per una profondità massima di circa 30 m; la nostra visita ha riguardato solo una parte del secondo piano, denso di testimonianze importanti. Seppur breve, però questa visita vi ha fornito un’idea precisa del modo in cui i Cristiani dei primi secoli affrontavano la morte e di come curavano i propri defunti.

Il termine "cimitero" è di origine greca e significa "luogo di riposo", secondo i Cristiani in attesa della resurrezione finale, della salvezza. Di questa fiducia serena sono impregnate tutte le pitture e le frasi incise sulle tombe che si trovano nelle catacombe, e questo messaggio è giunto fino a noi attraverso i secoli.