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S.Agnese: chi era?
Nonostante il culto di S. Agnese, giovanissima vergine e
martire, sia stato molto popolare tra i cristiani - specialmente di Roma -
sin dagli anni successivi alla sua scomparsa, la sua storia personale si basa su
diverse fonti incerte e contraddittorie.
Vediamo innanzi tutto quali sono i punti certi, che trovano riscontro
in diversi autori:
- l'origine del nome: Agnese deriva dal greco (agnox) e significa sacra, pura, casta;
- la condizione sociale: era un nome in uso presso le famiglie di
liberti, stato nel quale si dovevano trovare i genitori di Agnese;
- il martirio, derivante dalla tenace volontà di testimoniare la
propria fede cristiana;
- la morte, avvenuta all'età di 12 o 13 anni;
- il giorno del martirio: 21 gennaio;
- il luogo di sepoltura: sulla via Nomentana, sul luogo dell'attuale
basilica a lei dedicata.
Possiamo inoltre supporre che il martirio sia avvenuto nel corso dell'ultima,
tra le persecuzioni di cui furono vittime i cristiani romani: quella
operata da Diocleziano tra il 303 e il 313 d.C.
A parte questi pochi, ma già significativi dati,
diverse tradizioni ci sono state tramandate in merito alla storia della
santa.
Ecco le principali fonti sulla storia di S.
Agnese:
1) Papa Damaso (366-384), che riporta la storia in
un carme scolpito su una grande lastra di marmo, attualmente murato sulla
parte est dello scalone che conduce alla basilica onoriana, vicino alla
vetrata d'ingresso;
2) S. Ambrogio (337-397), che esalta S. Agnese nel
De virginibus (377 circa) e nell'inno Agnes beatae virginis;
3) Prudenzio (340-405), grande poeta cristiano
spagnolo, che canta la Santa nell'inno XIV del suo Peristephanon,
pubblicato nel 405;
4) La Passio latina (Passio
Sanctae Agnetis), testo agiografico del V secolo basato sulla tradizione
popolare, che probabilmente veniva proclamato nel giorno di ricorrenza della
nascita di Agnese;
5) La Passio greca, composta nel V
secolo e subito tradotta in siriaco, in cui si parla del martirio della
Santa.
Vediamo ora di ripercorrere più in dettaglio la storia di S. Agnese,
con le sue diverse varianti, sulla base di quanto riportato dalle varie
fonti.
Secondo Damaso, il martirio di Agnese consistette nel
rogo, che ella affrontò con coraggio e con l'estremo atto pudico di
coprirsi il corpo nudo con la folta chioma dei capelli.
L'associazione tra fuoco e denudamento ha fatto pensare (Frutaz) alla pena delle
fiaccole con cui si ustionava il corpo, per poi finire la vittima con un colpo
di grazia. Del resto le ossa di S. Agnese non presentano tracce di
combustione.
S. Ambrogio, basandosi su tradizioni orali, parla
della costrizione ad adorare dèi pagani, e di un tiranno che la voleva ad
ogni costo prendere in sposa. Agnese, rifiutando, preferì il martirio, che però
le venne dalla spada del carnefice, invece che dal fuoco, anche se non è
specificato se si trattò di decapitazione o iugulazione (taglio della gola).
Ugualmene presente, nel racconto del vescovo di Milano, la volontà di
coprirsi le nudità, ma in questo caso per mezzo di una veste.
Prudenzio introduce un nuovo elemento, raccogliendolo dalla già
consolidata tradizione: la costrizione ad essere esposta in un
postribolo. I frequentatori non avevano neanche il coraggio di guardarla,
ad eccezione di un giovane, che desiderava possederla, ma non riuscì ad
arrivare al suo scopo, a causa di un bagliore che lo accecò negli occhi, dovuto
ad un angelo vestito di bianco, che la serviva come guardia del corpo. La morte,
per questo autore, arrivò per decapitazione.
Per la Passio latina, il carnefice di Agnese è il
Prefetto di Roma, il cui figlio si era innamorato della ragazza tornando
da scuola. Il denudamento forzato, e il conseguente gesto pudico, preludono
all'avvio della ragazza al postribolo.
Interessante è notare come
la tradizione popolare situasse tale luogo infame in un fornice dello stadio
di Domiziano, detto anche circo agonale, dalla cui forma è scaturito il
perimetro di Piazza Navona. La piccola chiesa che vi era stata costruita
nell'VIII secolo, venne più volte ricostruita, ed infine sostituita nel XVII
secolo dalla maestosa chiesa di S. Agnese in Agone, progettata dagli
architetti barocchi Carlo Rainaldi e Carlo Borromini su incarico di papa
Innocenzo X. Mentre dunque S. Agnese fuori le mura ricorda il luogo di
sepoltura della Santa, la chiesa di Piazza Navona serba la testimonianza
topografica del suo martirio.
Per la Passio greca, S. Agnese è invece una persona
adulta, che accoglie attorno a sé molte matrone, alle quali fa conoscere
Cristo. Denunciata al Prefetto, viene esposta nel postribolo, da cui però esce
illesa.
In conclusione, possiamo dire oggi che è importante inquadrare la figura di
Agnese nella sua cornice storica. In un clima di conflitto e di
persecuzione come quello vissuto dai cristiani all'inizio del IV secolo a Roma,
non deve stupire che credenti di tutte le età fossero disposti all'estremo
sacrificio per testimoniare l'appartenenza alla chiesa emergente. Va inoltre
considerata la profonda impressione che deve aver suscitato, all'interno
della comunità cristiana, la morte di una ragazza ancora nel periodo della
pubertà, nel clima tragico di quegli anni.
Non è quindi così difficile da comprendere come mai una santa bambina, dalla
biografia assai incerta, abbia potuto suscitare tanta venerazione tra i
cristiani di Roma, specialmente nei primi secoli della Chiesa, e come la
verginità sia potuta diventare, nel tempo, il suo attributo più rilevante.
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