| Le catacombe di san Pancrazio presso l'antica Basilica |
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| Le catacombe di San Pancrazio si trovano nella Basilica omonima e sono visitabili su richiesta.
La Basilica di San Pancrazio, ubicata presso il grande parco romano di
Villa Pamphili, si trova in Piazza S. Pancrazio n.° 5/D.
Molti fedeli, ma anche turisti nazionali e
stranieri, vengono in visita anche in occasione della S. Messa prefestiva in San
Pancrazio, parrocchia gentilizia, affidata dalla Diocesi al Sovrano Militare
Ordine di Malta, per ammirare lo splendido Trittico dipinto da ADRIAEN YSENBRANT
che narra molti degli episodi miracolosi della vita di san Pancrazio ripordati sotto.
LA VITA E I MIRACOLI DI PANCRAZIO,
Nacque da nobile famiglia romana verso la fine dell'anno 289
d.C. a Sinnada, cittadina della Frigia nella provincia consolare romana
dell'Asia Minore. La madre Ciriada morì di parto e il padre Cleonia lo lasciò
orfano quando Pancrazio aveva appena 8 anni. Sicché lo zio Dionisio ne curò
l'educazione e l'amministrazione dei beni. Poi, entrambi rientrarono a Roma dove
abitarono nella loro villa patrizia al Monte Celio. Era frattanto tragicamente
iniziata, verso l'anno 300 d.C., l'atroce prosecuzione dei Cristiani, voluta
dall'imperatore Diocleziano e che fu la più spietata di tutte le precedenti
(in tutto perderanno la vita 15.000 cristiani).
Editto di Diocleziano contro i Cristiani Si giunse così all'anno 303 d.C., quando il terrore della
persecuzione partita dalle province dell'Impero Romano giunse anche a Roma. Pancrazio
era divenuto intanto attivo propagatore di fede
cristiana. Moltissimi furono i pagani indotti dalle ardenti perorazioni di
Pancrazio a discendere nelle Catacombe di porta Aurelia per partecipare al rito
della Santa Messa. Ma l'imperatore Diocleziano, venutone a conoscenza, convocò
il giovinetto a Palazzo Palatino per interrogarlo personalmente in quanto nobile
patrizio romano e, quindi, per provvedere a giudicarlo. Pancrazio fu chiamato
così a sacrificare ed esprimere la sua fedeltà all'imperatore.
Condotto dal Palatino a Porta Aurelia, mentre il sole era al tramonto in quella sera del 12 maggio 304 dell'Era Cristiana, Pancrazio veniva decollato dall'esitante carnefice, con ciò restituendo la propria vita a Dio! L'illustre matrona OTTAVILLA, che assistette all'esecuzione,
fece raccogliere dai propri schiavi il capo e il corpo del povero Pancrazio.
Untili di balsami ed avvolti in preziosi lini, li fece deporre in un nuovo
sepolcro nelle ivi esistenti Catacombe, scavate sotto i terreni di sua
proprietà. Proprio all'ingresso delle quali - fra il terzo ed il quarto pilastro - si legge: "HIC DECOLLATUS
FUIT SANCTU PANCRATIUS".
Il culto del Santo Tale fu l'impressione che suscitò il martirio di Pancrazio, sia
nei cristiani che negli stessi pagani, che la devozione al Santo crebbe tanto da superare quelle di altri
martiri ivi sacrificati, come san Felice Papa, san Calepodio, santa Sofia, ecc....
Già dal VI secolo i luoghi del suo martirio vennero a Lui intitolati,
come le Catacombe, la Basilica, il Convento e la Porta Aurelia, che divenne
Porta S. Pancrazio. I neofiti accorrevano alla tomba del Santo per
giurare fedeltà a Cristo e alla Chiesa. Egli divenne così il Patrono delle
promesse e del giuramento "VALDE IN PERJURIS ULTOR!". Questo, fu il suo motto di
vindice degli spergiuri!
In tutto il mondo, esistono molte Chiese dedicate a Pancrazio. Da Tonno (Santuario di Pianella), a Leida, a Dusseldorf, da Treviri a Bergen, da Gand a Nizza, da Londra al Santuario di Albano nel Lazio, Campoli nell'Appennino, Verona (quartiere S.P.), a San Pancrazio Salentino, e persino in Ecuador il Santo è veneratoUn giorno si presentò infatti alla chiesa di S. Pancrazio in Genova una fedele ecuadoriana e consegnò un santino con la seguente preghiera: ORACION A SAN PANCRAZIO
I miracoli di san Pancrazio Sono innumerevoli gli interventi prodigiosi attribuiti al
Santo.
E infine, si richiama alla memoria che Pancrazio è il Santo patrono d'Irlanda, che lo ricorda nella Festa nazionale quando tutti gli Irlandesi per l'occasione vestiti di verde (loro colore nazionale) lo onorano e lo pregano. Considerazioni storiche e filologicheL'antica storia di San
Pancrazio ha suscitato tra gli eruditi diverse contestazioni. In essa si
riscontrano infatti anacronismi di rilievo e altri difetti che rilevano
il comune armamentario agiografico di cui si servivano i compilatori per
soddisfare il grande slancio di pietà per un martire e per un luogo santo.
La critica demolitrice è però andata un poco oltre. Certo le redazioni
latine e greche dei Gesta di S. Pancrazio arrivate sino a noi hanno
bisogno dello sfrondamento delle molte alterazioni che esse contengono, ma
ci sono, al fondo di tali narrazioni, alcuni elementi sicuramente
attendibili. Come spiegare d'altra parte che già sul finire del V secolo
fosse sicuramente attestato gran fervore per un martire di cui si sapevano
poco più che un nome ed un centro di culto?". (Cecchelli, “San
Pancrazio”).
Sorge anche un'altra difficoltà. La Passio sancti Pancratii è giunta fino a noi in diverse redazioni differenti tra loro. Ciò non deve meravigliare, perché i codici sono dipendenti l'uno dall'altro, vengono trascritti a distanza di tempo e spesso, nella comparazione, appaiono interpolati e variati dalla mano del copista che, davanti ad una lezione difficile, ha creduto di risolvere un problema abbellendo a proprio gusto il testo su cui lavorava. Nel suo studio Le numerose recensioni della Passio Pancratii G. Verrando parla di un incalcolabile numero di manoscritti contenenti la suddetta leggenda, esistenti in tutte le biblioteche d'Italia e d'Europa per cui risulta impresa assai ardua tentare anche solo il raffronto e la classificazione dei codici originali. Semplificando molto la questione e lasciando agli studiosi competenti in materia la disamina delle molte e diverse domande che la Passio pone, così come è giunta fino a noi, scegliamo di seguire la redazione presentata dai Bollandisti, eruditi della Compagnia di Gesù che nel secolo XVII si proposero di raccogliere, vagliare e commentare i documenti agiografia. La Passio da loro presentata descrive la morte del padre di Pancrazio, la venuta di zio e nipote a Roma, l'incontro col Papa, la conversione del giovane alla fede cristiana, l'arresto e la disputa con l'Imperatore, la condanna e il martirio. Un'altra redazione, ad esempio, afferma invece che Pancrazio era già di famiglia cristiana: chi scrisse questo racconto, probabilmente in ambiente francese, seguiva una differente tradizione o forse preferì abbellire il racconto che conosciamo, reputandolo stilisticamente troppo povero. Non era neanche raro che un codice antico, magari mutilo in qualche parte, subisse un tentativo di ricostruzione sulla base di altre testimonianze, poi andate perdute. Essendo molto il tempo trascorso e mancando fonti alternative a quelle esistenti possiamo anche considerare degno di fede, almeno nella sostanza, ciò che a distanza di tanti secoli è giunto fino a noi. Anche allora infatti esisteva un senso critico, né mancava l'esigenza di ricostruire con sufficiente certezza un fatto storico, specialmente così notevole come il racconto di un martirio. Con p. Agostino Amore (Amore, “I Martiri di Roma”) possiamo pensare che la Passio sancti Pancratii sia stata tramandata oralmente di anno in anno dai monaci benedettini del monastero di san Vittore che, fuggiaschi da Montecassino, ne custodivano il sepolcro e accoglievano i pellegrini, finché verso l'anno 594, quando papa Gregorio Magno tenne nella basilica un'omelia giunta fino a noi, la passio venne fissata per iscritto dagli stessi monaci. Occorre dire che a giudizio degli studiosi vi sono tante e tali inesattezze che arrivano perfino a far dubitare dell'attendibilità del racconto del martirio, che in realtà si rivelerebbe una ardita ricostruzione 'storica' fatta sulla base di scarse indicazioni e anzi simile ad altre Passiones della stessa epoca. Si potrebbe però anche rivalutare lo scritto tenendo conto dell'unica finalità che mosse l'agiografo: divulgare la devozione e fornire ai fedeli un racconto attendibile di un fatto realmente avvenuto e di cui non si tramandavano che pochi e frammentari ricordi. Di 'mito' dunque non si tratta, perché il personaggio era veramente esistito, versò il sangue per la fede, fu oggetto di devozione e operò miracoli; di 'storia' neanche, perché i particolari del racconto, a un attento esame, non reggono. Potrebbe la Passio sancti Pancratii essere definita un 'dramma storico con intento liturgico-devozionale'? Era questa la Legenda medievale: a metà strada tra la storia e il poema, spesso sapiente ricostruzione di fatti ormai sepolti dal tempo, di dialoghi, di cose vere ma non verificabili... Noi la presentiamo così, senza neanche sollevare obiezioni a chi ha cercato, scoperto e sottolineato le fantasie e ricostruzioni dell'agiografo dei secoli passati. Senza quella 'fantasia' animata da sincero fervore religioso non avremmo oggi nulla che ci parli del santo giovinetto e di moltissimi altri, eccezion fatta per laconiche lapidi ed elenchi di antichi martirologi. Nella nostra ricerca seguiamo la passio più antica, quella riportata negli Acta Sanctorum, perché testimoniata da un maggior numero di codici antichi, tra i quali ricordiamo il Codice Vallicelliano I e il Vaticano Latino 5771. L'attendibilità della Passio sancti Pancratii si potrebbe desumere anche, come già argomentò il Baronio, dalla brevità e asciuttezza delle descrizioni, della narrazione e dei dialoghi, ciò che invece non è riscontrabile in racconti più tardivi di epoca medievale, nei quali abbondano descrizioni di fenomeni soprannaturali, tese a dimostrare la forza del martire che dal Signore attinge una forza sovrumana. Che la legenda sancti
Pancratii fosse famosa lo si deduce dal fatto che viene riportata nei
cataloghi storici dei santi di tutti i secoli. Di essa abbiamo due famose
epitomi: quella di Pietro de Natalibus nel Catalogus Sanctorum e la
Legenda Aurea di lacopo da Varazze. La Legenda Aurea
ricorda s. Pancrazio descrivendone la vita e il culto; il racconto
concorda sostanzialmente con quello pervenuto fino a noi. Ciò va a
conferma del fatto che la tradizione dei testi dopo l'iniziale periodo di
fluttuante formazione è rimasta fedele nei secoli. Ascoltiamone il
racconto, in una brillante traduzione moderna:
Dice Gregorio di Tours che se
qualcuno giura il falso presso il suo sepolcro, prima di arrivare al
cancello del coro, o è preso dal demonio o esce di senno, oppure cade a
terra e muore subito. Successe una volta che due persone ebbero una grave
lite. Il giudice, che già sapeva bene chi era il colpevole, preso da uno
scrupolo di giustizia, li portò davanti all'altare di Pietro, e là il
colpevole cominciò a protestare la sua innocenza - quella che fingeva di
avere. Chiese all'apostolo di indicare con un qualche segno la verità.
Avendo lui giurato e non essendogli successo nulla, il giudice, che
conosceva bene la malizia di quell'uomo, disse: Qui il vecchio Pietro o è
troppo indulgente, o per modestia mostra deferenza nei confronti di un suo
inferiore: andiamo allora dal giovane Pancrazio, e chiediamo a
lui.
II Cardinale Baronio, autore
nel XVI sec. della più grande storia della Chiesa, ricorda il nostro santo
nella sua monumentale opera: gli Annales Ecclesiastici: "Rursus
etiam, quod spectat ad martyres Romae passos, sustulit haec persecutio
Rufum virum nobilem, una cum omni familia sua, quarta kalend. Decembris;
sed et nobilem specimen christianae constantiae duo pueri ediderunt,
quorum prior maxime commendatur Pancratius quatuordecim annos
natus; sed et alius quoque aetate minor Crescentius, qui sub Turpilio (seu
Turpio) judice, via Salaria gladio passus est" (C. Baronio,
Annales, III).
Il Surio, nella sua opera Historiae seu Vitae Sanctorum, Torino 1876, tra le diverse redazioni della passio sancti Pancratii sceglie di seguire quella dei Bollandisti. Così fa anche il Mombrizio, autore del Sanctuarium seu Vitae Sanctorum, Parigi 1910.< Come abbiamo visto gli Acta del martirio raccontano brevemente che durante il tempo delle persecuzioni, in Frigia, un giovanetto di nome Pancrazio, di nobile famiglia, rimasto orfano della madre, viene dal padre morente affidato allo zio il quale si prenderà cura di lui. Dopo tre anni, entrambi vengono a Roma, stabilendosi sul Celio, dove avevano delle proprietà. Sentendo parlare dei miracoli e delle parole del papa, pur essendo pagani, vengono presi dal desiderio di ascoltare le sue esortazioni, e dopo venti giorni di catecumenato diventano cristiani ricevendo il sacramento del Battesimo. Dopo la morte dello zio, Pancrazio, rimasto solo al mondo, viene catturato dalla forza pubblica, impegnata nei rastrellamenti di cristiani a causa della persecuzione, e viene condotto in prigione. Il processo però, essendo il giovane di famiglia nobile, si svolge nel palazzo imperiale, alla presenza dell'Imperatore. Questi tenta in ogni modo, prima con offerte e poi con minacce, di far recedere il giovane Pancrazio dall'empia superstizione dei cristiani. Davanti al netto rifiuto di questi e all'aperta proclamazione della sua fede, l'Imperatore lo condanna immediatamente a morte, la quale avviene per decapitazione al secondo miglio della via Aurelia. Il corpo del martire, raccolto da una pia matrona cristiana, viene sepolto nello stesso luogo, dove fiorirono miracoli dovuti alla sua intercessione. La vicenda del martirio di s. Pancrazio può essere collocata, a seconda delle tradizioni seguite, sia a metà che sul finire del sec.III, ma la data della sua morte è unanimemente fissata al 12 maggio. A seconda della datazione cambierà anche il contesto politico ed ecclesiale: è per questo che in alcune redazioni il nome del Papa è Caio, in altre Marcellino, in altre ancora Cornelio. Tutte le testimonianze sono comunque concordi nel dare quattordici o quindici anni al giovane martire. Nulla ci vieta poi di supporre, tacendo le fonti storiche, che il santo giovinetto abbia sentito parlare e abbia ammirato il martire Tarcisio che appena qualche anno prima a Roma donò la vita per il Signore, difendendone il mistero eucaristico; e di Sebastiano, rimanendo attratto dal suo fulgido esempio di soldato che dalla milizia imperiale passò alla milizia di Cristo. Secondo alcune versioni degli Atti del martirio Pancrazio, una volta divenuto cristiano, fece dono ai poveri di tutte le proprie sostanze. Fu questo gesto eclatante che attirò la curiosità e poi le ire dell'imperatore Diocleziano. Dall'iconografia del Santo, che viene raffigurato come un giovane soldato, nasce un'altra domanda: era forse egli un soldato di professione, come san Sebastiano? A quel tempo la carriera militare era certamente la più promettente per i giovani rampolli di nobili e ricche famiglie, e tale era quella di Pancrazio, in un Impero che della guerra aveva fatto la sua fortuna oltre che il mezzo per sottomettere il mondo; ma non avendo validi motivi per affermarlo preferiamo pensare che l'abito e la posa del combattente nelle quali egli è spesso raffigurato siano motivati dall'etimo del suo nome che significa: 'combattimento completo', e che tale combattimento sia stato precisamente quello che gli fece riportare vittoria davanti all'Imperatore e al carnefice. (Bargellini, Il Santo del giorno, p. 265: “il pancrazio presso i Greci e poi presso i Romani era un violento esercizio sportivo che riuniva in sé le caratteristiche del pugilato e della lotta. Il nome significava “combattimento completo” e lo stesso significato conserva il nome proprio di Pancrazio”) (Il presente testo è di Don Roberto Leoni, S. Pancrazio, martire romano del
IV secolo, Roma, 1999, ed è presente nel sito: http://www.sanpancrazio.org/)
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