Antonio Canova "Paolina Borghese" Paragoni con altre opere
La scelta di collocare il corpo della Venere
Vincitrice sopra un'agrippina rivela la meditata riflessione su
archetipi antichi, specialmente dell'epoca augustea, uno dei periodi
dell'arte antica più consoni al neoclassicismo del Primo Impero (si
vedano, per un preciso confronto, soprattutto le figure sedute di
Augusto come Giove e di Roma nella Gemma
Augustea di Vienna, Kunsthistorisches Museum). Tale
soluzione iconografica risultava molto gradita alla cultura francese ed
estremamente attuale, da quando (qualche anno prima - 1800), Jacques-Louis
David aveva scelto di ritrarre Madame Récamier semisdraiata su una
méridienne, con il busto appoggiato a due cuscini. Il motivo di un
corpo femminile nudo (o parzialmente celato da un panneggio), disteso
contro cuscini e appoggiato su un fianco, aveva una lunga tradizione
figurativa, elaborata, soprattutto nel corso del '500, dalla pittura
veneziana. Non a caso, il veneto Canova aveva dipinto, in età giovanile,
diverse opere, memori del "pennello giorgionesco", fra cui una Venere
col fauno sicuramente fondamentale per la Paolina,
epigona di tutta una serie di Veneri dormienti che, da Giorgione e
Tiziano in poi, hanno segnato la storia della pittura cinquecentesca, a
partire dalla famosissima Venere di
Dresda. L'eleganza morbida di una figura
femminile, allungata sopra un giaciglio, permetteva di raggiungere effetti
di straordinaria "grazia": in tal senso era stata utilizzata, più volte,
da Correggio, come nella Danae, senza dubbio uno dei modelli della
Paolina.
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