IL MARTIRIO DI S. MATTEO
Chiesa di San Luigi de’ Francesi - Roma
Il dipinto (del 1600), realizzato per la chiesa della comunità francese a Roma,
quella di S. Luigi, appunto, è stato molte volte criticato a torto per il suo
eccesso di drammaticità.
Matteo sta battezzando, all'improvviso spunta il carnefice.
La drammaticità è
resa evidente dal moto centrifugo delle figure, dall’espressione di sgomento e
di spavento che traspare dal volto di talune figure (da notare a tal proposito
il volto spaventato del fanciullo che fugge, sulla destra del quadro, e la
ferita sul costato del santo, dalla quale sgorga copioso il sangue). Le figure
sono disposte lungo le diagonali del quadro; in tal modo viene ulteriormente
accentuato il senso di forte dinamismo che l’opera trasmette.
San Matteo è vestito con l'abito della confraternita francese e simboleggia
il convertito Enrico IV, ucciso alcuni anni prima a tradimento. Inoltre, proprio
durante il giubileo del 1600, s'era diffusa la paura che un prete protestante
girasse per Roma avendo giurato di uccidere un prete
cattolico sull'altare: la notizia era plausibile, perché qualcosa di simile era accaduto in
realtà alcuni anni prima. Caravaggio fonde i due episodi, e ancora
una volta sembra voler mettere in guardia contro gli eretici protestanti.
La luce ricopre un ruolo non indifferente all’interno del dipinto.
Essa è infatti grazia divina che dall’alto scende sugli uomini, anche sul
carnefice, che può approfittare dell’opportunità se solo lo volesse; gli
basterebbe girarsi e lasciare che la grazia lo investa. Inoltre Caravaggio
sfrutta la luce per "pilotare" l’occhio dello spettatore, inducendolo ad
osservare determinate figure principali piuttosto che altre, ed a renderlo
consapevole della grande tragedia umana che si sta consumando.
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