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VITELLIO 69

Roma, 24 settembre 15
Aulus Vitellius
sposato con: 1) Petroniana; 2) Galeria Fundana

Dopo una normale carriera politica, ebbe il comando delle legioni renane e nel gennaio del 69 a Magonza, in opposizione a Galba, venne acclamato dai suoi soldati desiderosi di avere un loro imperatore per ottenere vantaggi personali. Infatti nonostante la morte di Galba, V. continuò la sua marcia verso l’Italia e il 14 marzo affrontò e sconfisse Otone a Bedriaco.

Marciò allora con i suoi soldati, in gran parte germani, galli e bretoni, su Roma dove venne acclamato dal popolo e dal senato. Immediatamente scoppiarono gravi contrasti tra i legionari e gli ausiliari di origine barbarica che sfociarono in continui disordini e uccisioni, così V. tralasciò ogni possibile riforma costituzionale per cercare di mettere ordine nel settore militare.

Privo di senso politico non fece nulla per guadagnarsi il favore dell’Oriente dove le otto legioni stanziate vedevano pericolosamente i suoi rimaneggiamenti nell’esercito. Così il 14 luglio 69 fu acclamato Vespasiano che allora comandava la campagna in Giudea.

Mentre Vespasiano si organizzava per passare in Italia, dalla Pannonia piombò sull’Italia con la VII legio Claudia un sostenitore di Vespasiano, Antonio Primo. Questi sconfisse i generali di Vitellio a Bedriaco, quindi avanzò su Roma in preda a gravi disordini tra vitelliani e avversari. Vitellio mentre cercava di fuggire fu sorpreso e ucciso in Campidoglio da un tribuno il 20 dicembre 69.
Così lo racconta Montanelli

A quella notizia, l’esercito dislocato in Germania sotto il comando di Aulo Vitellio e quello dislocato in Egitto sotto Vespasiano si ribellarono e marciarono su Roma. Prima vi giunse Vitellio che seppellì Otone già uccisosi, si proclamò imperatore, si abbandonò alla sua passione preferita, quella dei pranzi luculliani, e per seguitare ad abboffarsi di abbacchio trascurò di farsi incontro alle forze di Vespasiano che frattanto erano sbarcate. La sanguinosa battaglia di Cremona decise le sorti di quella successione. Vitellio fu battuto, e i romani si divertirono un mondo al massacro che seguì nella loro stessa città. Tacito racconta che la gente gremiva le finestre e i tetti per assistere a quel macello, tifando per i contendenti come se si fosse trattato di una partita di calcio. Fra un accoppamento e l’altro, i combattenti entravano nei negozi, li saccheggiavano e vi appiccicavano il fuoco; oppure sparivano nei portoni adescati da qualche prostituta, e mentra giacevano con lei venivano pugnalati da un nuovo cliente della parte avversa. Vitellio, quando fu catturato nel suo nascondiglio, dove, tanto per cambiare, banchettava, fu trascinato nudo per la città con un laccio al collo, bersagliato di escrementi, torturato con ponderata lentezza, e alla fine gettato nel Tevere.