Terme di Caracalla

Si tratta senz’altro dell’edificio termale meglio conservato e più lussuoso dell’epoca imperiale.

I Romani amavano recarvisi per fare i bagni, le saune, dell’esercizio fisico. Nelle terme i cittadini romani passavano l’intero pomeriggio tra bagni, esercizi fisici e pettegolezzi.

Fu Aurelio Antonino, soprannominato Caracalla, che intraprese la costruzione delle Thermae Antoninianae, o Terme di Caracalla, a partire dal 212 d.C. La costruzione si prolungò fino al 216. Alcuni anni dopo, altri due imperatori (Elagabalo e Alessandro Severo) completarono la costruzione con il recinto esterno.

Le terme dovettero la loro fama e importanza non solo allo splendore degli ornamenti, ma soprattutto alla funzionalità delle strutture e alla razionalità degli ambienti.

Le terme nel plastico di Paul Bigot, visuale da sud-ovest.
In primo piano, a occupare quasi interamente il muro di recinzione sud-ovest,
le cisterne, alimentate da una deivazione dell’Aqua Marcia.

Parallelo alle cisterne quello che si pensa essere stato uno stadio con dei gradini o un ninfeo monumentale.
Alle estremità del medesimo le due sale della biblioteca delle terme.

Le terme occupavano una superficie di circa 9 ettari. Una apposita derivazione dell’Aqua Marcia portava l’acqua necessaria dentro enormi cisterne (64 in tutto, con una capacità di 80000 litri ciascuna), che veniva quindi distribuita in differenti camere che alimentavano ciascuna una parte ben precisa dei bagni. Il flusso era regolato da un grande reticolo di gallerie e tubature sotterranee.

Il muro di cinta esterno racchideva una platea artificiale sotto la quale quale si trovano i locali e i corridoi di servizio (caldaie, depositi di combustibile…).
Il lato nord-est, sul quale si trova l’entrata che dava sulla Via Nova, era costituito da un portico preceduto da due piani di stanze vuote (probabilmente delle botteghe).
Sui lati nord-ovest e sud-est, le grandi esedre contenevano delle sale, probabilmente riscaldate.
Sul lato sud-ovest erano collocate le cisterne e da ciascun lato una biblioteca.
Tra le cisterne e l’edificio termale propriamente detto, un stade con qualche rangées de gradins.

Circa 1 600 persone potevano approfittare contemporaneamente delle terme.

Di solito i Romani cominciavano da una bella sudata nel laconicum, quindi passavano nel calidarium, dentro una grande sala circolare di 34 m di diametro, coperta da una cupola; poi raggiungevano il tepidarium in una sala più piccola. Da lì proseguivano in una sala più vasta, 58 m per 24 m, il frigidarium: la piscina era senza dubbio all’aria aperta. L’ultima colonna intera di questa sala fu trasportata a Firenze nel 1563. Scavi avvenuti in differenti epoche hanno portato alla luce numerose opere d’arte, tra le quali il famoso gruppo del Toro Farnese, la statua colossale di Ercole, una Venere, una Baccante, qualche busto dei Severi. I sotteranei scavati all’inizio del XX secolo fornirono anch’essi motivo grande interesse: vi si trovarono i locali di servizo necessari al buon funzionamento dello stabilimento e fu in uno dei sotteranei, sotto la grande esedra a nord-ovest, che fu scoperto un Mithraeum, un tempio dedicato a Mithra, il più grande di Roma.

Le Terme di Caracalla cessarono di funzionare nel 357 d. C.