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Gneo Pompeo Magno |
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riferimenti cronologici: La nascita di Gneo Pompeo......................................... 106 a.C. (28 settembre) La partecipazione nella guerra civile al fianco di Silla....... 83 a.C. - 82 a.C. Tentativo insurrezionale di Marco Emilio Lepido.............. 77 a.C. Campagna di Spagna contro Quinto Sertorio.................. 76 a.C. - 71 a.C. La repressione di Spartaco e il trionfo............................ 71 a.C. Console insieme a Marco Crasso.................................. 70 a.C. Pompeo in Oriente....................................................... 67 a.C. - 62 a.C. La campagna contro i pirati.......................................... 67 a.C. (febbraio - maggio) La campagna d'oriente.................................................. 66 a.C. - 62 a.C. Il primo triumvirato........................................................ 60 a.C. (luglio) Il matrimonio con Giulia (figlia di Cesare)........................ 59 a.C. Il nuovo accordo triumvirale............................................ 56 a.C. (aprile) Morte di Giulia.............................................................. 54 a.C. Morte di Crasso e fine "naturale" degli accordi triumvirali.. 53 a.C. Pompeo è nominato console unico................................. 52 a.C. Giulio Cesare passa il Rubicone: inizia la Guerra Civile.... 49 a.C. (12 gennaio) Pompeo abbandonano l'Italia per trasferirsi in Oriente...... 49 a.C. (marzo) Cesare parte per raggiungere Pompeo in Oriente........... 48 a.C. (4 gennaio) Prime schermaglie tra i due eserciti presso Durazzo...... 48 a.C. (luglio) La decisiva battaglia di Farsalo.................................... 48 a.C. (9 agosto) La morte di Pompeo.................................................... 48 a.C. (28 settembre)
documenti cronologici del sito riferiti alle principali vicende
storiche che ebbero Pompeo come protagonista: > La guerra sociale e l'ascesa di Silla > Il problema asiatico e la marcia su Roma > Spartaco e la guerra servile > Crasso, Pompeo, la revoca delle leggi sillane > Pompeo e la campagna d'oriente
Argomenti principali all'interno del documento: La sua militanza a fianco di Silla La repressione del ribelle Sertorio Spartaco e la rivolta degli schiavi Pompeo console insieme a Crasso La campagna contro la pirateria La crisi definitiva tra Pompeo e Cesare Il dado è tratto: comincia la Guerra Civile Il confronto si sposta in Oriente La decisiva battaglia di Farsalo
Gneo Pompeo Magno fu un indubbio protagonista della storia di Roma del I° secolo a.C., in particolare di quella fase che decretò la fine della epoca repubblicana e l'inizio di quella imperiale. Un'epoca caratterizzata da grandi scontri politici e guerre civili, tutte situazioni che videro in campo la presenza di Pompeo e sempre nel ruolo di attore principale. Pompeo Magno fu l'uomo che più di tutti rivaleggiò e contrastò con l'altro grande protagonista di quell'epoca, quel Giulio Cesare del quale in un certo periodo Pompeo fu anche alleato. Tra le tante qualità di Pompeo, non possiamo certo indicare la coerenza: la sua storia politica fu un continuo alternarsi tra le posizioni aristocratiche più conservatrici e le posizioni più rivoluzionarie caratteristiche dello schieramento popolare. Pompeo Magno nasce nel Piceno, il 28 settembre del 106 a.C., da una ricca famiglia che forse aveva costruito le proprie ricchezze attraverso la professione di suonatori di flauto (da cui il cognonem Pompeo che sta a rappresentare le pompe, un antico strumento a fiato di quell'epoca), esercitandola in tutte quelle occasioni (matrimoni, funerali) in cui la stessa veniva richiesta. Il padre, Pompeo Strabone, un personaggio molto discusso, fu uno dei generali che prese parte al terribile "bellum sociale", la guerra che oppose Roma ai popoli italici. Lui stesso impegnò grandi risorse personali in questo conflitto, arruolando truppe tra i suoi clienti del Piceno. Gneo Pompeo partecipò a questa guerra come legato di Lucio Cornelio Silla, condividendo il ruolo con Marco Licinio Crasso, che insieme a lui e a Cesare darà vita molti anni più tardi a quegli accordi politici che passeranno alla storia come triumvirati.
Pompeo crebbe all'ombra di Silla e con lui partecipò a numerose campagne e in particolare lo affiancò nella guerra civile contro Mario (83 a.C. - 82 a.C.), caratterizzata dalla marcia su Roma compiuta dall'esercito sillano. In quell'occasione Gneo Pompeo impegnò il suo patrimonio per arruolare 3 legioni che mise a disposizione della causa del comandante aristocratico. Dopo la conquista di Roma, Pompeo fu inviato da Silla a ripulire l'Africa e la Sicilia dalle truppe rimaste fedeli a Mario e in queste campagne il giovane ufficiale si comportò in modo spietato dimostrando grande determinazione. Al suo ritorno lanciò una sfida allo stesso Silla, pretendo dallo stesso la concessione del trionfo per i successi ottenuti. Silla, pur manifestandosi contrario alla decisione, di fronte alle insistenze del giovane, concesse il trionfo al giovane Pompeo, concedendogli anche il titolo di Magnus che lo accostava all'immagine del grande condottiero greco: Alessandro Magno. Da quel momento Gneo Pompeo, per la storia diventò Pompeo Magno. Nell'anno 77 a.C. si occupò di reprimere il tentativo insurrezionale di Marco Emilio Lepido che cercava di restaurare il sistema di leggi in vigore ai tempi di Mario e successivamente abolito dalla dittatura di Lucio Cornelio Silla. Fu proprio Pompeo Magno a mettere maggiormente sotto pressione i ribelli, che si richiamavano all'ideale mariano, incalzandoli nella Gallia Cisalpina. Fu lui a riconquistare le città che erano passate sotto il controllo dei mariani, come Modena (Mutina) e Reggio Emilia (Rhegium Lepidum). In queste battaglie persero la vita molti dei luogotenenti di Lepido, come uno dei suoi figli e come Giuno Bruto. E fu lo stesso Pompeo a decidere le sorti di questa insurrezione quando si trovò di fronte l'esercito di Lepido che tornava indietro dopo aver inutilmente tentato di conquistare Roma. Nel suo percorso verso nord questo esercito si trovò di fronte alle truppe di Pompeo. La battaglia si svolse in Maremma, presso Cosa, dove Lepido provò a sue spese l'abilità militare di Pompeo.
La fama di Pompeo come grande generale cresceva ancora, enfatizzata dall'appellativo di Magno. E così il Senato romano gli affidò un ulteriore incarico di prestigio: quello di sconfiggere un altro grande ribelle, Sertorio, un ex ufficiale mariano che in Spagna aveva fondato un vero e proprio stato. A Pompeo Magno venne addirittura concesso un'imperium a tempo indeterminato, seguendo ormai la logica imperante e cioè quella logica per cui di fronte ad un'emergenza si violava costantemente la costituzione repubblica, assegnando poteri illimitati a dei capi militari. Nell'anno 76 a.C., il Magno, entrò in Spagna, e diede vita a una campagna militare molto difficile che durò ben 5 anni e che vide l'affermazione di Pompeo solo grazie ad un complotto in cui il grande ribelle venne ucciso dalla lama impugnata dal suo luogotenente Perperna. In ogni caso quando Pompeo tornò a Roma era ormai molto potente, in grado cioè di rendere debole la posizione del senato, al punto che lo stesso Pompeo già prima di tornare in patria riuscì a far approvare una legge che concedeva la cittadinanza a tutti coloro che avevano combattuto tra le sue file. In Spagna aveva addirittura fondato una città che ancora oggi nel nome ricorda il comandante Romano: Pompaelo (moderna Pamplona).
Nel 71 a.C. Pompeo sferrò il colpo decisivo nella repressione della ribellione posta in essere da un improvvisato esercito di schiavi comandato dal gladiatore Spartaco. La repressione venne condotta dal suo rivale Marco Licinio Crasso, ma dopo lo scontro decisivo e la disfatta dell'esercito schiavista, mentre lo stesso Crasso si preparava al trionfo, un gruppo composto da 5000 schiavi, sfuggiti al grande massacro, si scontrò in Etruria con le le truppe di Pompeo che discendevano la penisola, mentre tornavano dalla Spagna. I 5000 fuggiaschi furono massacrati dalle truppe pompeiane, dando così modo al generale piceno di accaparrarsi una parte dei meriti connessi con la fine della rivolta. Lo stesso Pompeo, mandando un messaggio al Senato dichiarava: "Se Crasso ha vinto il male, io ne ho estirpato le radici". Il Senato concesse il trionfo a Pompeo, mentre a Crasso venne concessa una semplice ovazione. Per questo successo ad entrambi i generali venne concesso di candidarsi al consolato benché non ne avessero i titoli.
Nel 70 a.C. Pompeo fu in effetti eletto alla carica di console insieme al suo rivale Crasso e, nell'esercizio della sua carica, sia lui sia il suo collega dimostrarono la loro incoerenza. Inseguendo la loro ambizione si mossero per ridurre il potere senatoriale e lo fecero andando a demolire il complesso di leggi promulgate da Lucio Cornelio Silla durante la sua dittatura; proprio loro che erano stati i principali seguaci del dittatore. Agendo in completa armonia, i due rivali realizzarono un programma degno di un Marco Emilio Lepido.
Tre anni più tardi, nel 67 a.C., Pompeo ottenne il comando di una grande campagna contro la pirateria, un'autentica piaga in quel preciso momento storico. A lui venne concesso un imperium illimitato nel tempo che avrebbe governato su tutto il mar Mediterraneo ma anche su tutti i territori costieri che si affacciavano su di esso per una profondità di 70 chilometri (quindi anche Roma ricadeva in questo imperium speciale, essendo distante appena 25 Km. dal mare); a lui si concedevano mezzi mai concessi prima ad alcun generale. E Pompeo dimostrò di meritare quell'incarico, in appena 3 mesi ottenne un successo strepitoso e portò a compimento il suo incarico con quasi 1000 imbarcazioni pirate catturate e distrutte. In virtù del grande successo ottenuto Pompeo Magno riuscì a far esautorare Lucullo dal comando della guerra contro Tigrane e Mitridate e a sostituirsi a lui in quell'incarico. Con lui si erano schierati anche Caio Giulio Cesare e Marco Tullio Cicerone. Pompeo quindi diede il via alla sua campagna d'oriente a capo di 12 legioni (60.000 fanti) e 4000 cavalieri; una situazione ben diversa da quella con cui si era dovuto confrontare Lucullo. Non solo, il comandante aristocratico aveva incontrato i due monarchi asiatici al massimo delle loro potenzialità militari, ora Pompeo li trovava fortemente indeboliti e a capo di eserciti improvvisati, ricostruiti sulle ceneri dei precedenti, quelli sconfitti a più riprese dallo stesso Lucullo. Inoltre Pompeo godeva ormai di un prestigio tale per cui i suoi nemici al solo sentirne parlare perdevano coraggio e determinazione, mentre i suoi soldati, anche quelli che avevano sfiduciato Lucullo, erano pronti a seguirlo in capo al modo, convinti di essere invincibili. Anche questa campagna fu un successo e in 4 anni, Pompeo costrinse Mitridate al suicidio e ridusse Tigrane a un vassallo di Roma, sottomise la Siria e conquistò Gerusalemme. A Roma nel 62 a.C., tornava un uomo potente che disponeva di un esercito potentissimo e soprattutto fedele, che riscuoteva un grande consenso popolare e che era appoggiato dai ricchi cavalieri, i quali grazie a lui potevano continuare a sviluppare i loro affari molto redditizi. Dione Cassio, uno storico vissuto all'incirca tre secoli dopo, descriveva così il potere di Pompeo al momento del suo sbarco a Brindisi: "[...] Onnipotente per terra e per mare, padrone di incalcolabili ricchezze ammassate con le sue imprese e con il riscatto dei prigionieri, sicuro dell'amicizia di molti Re e della lealtà di quasi tutte le nazioni che aveva organizzato sotto la propria autorità e lusingato con i suoi favori, avrebbe potuto soggiogare l'Italia e concentrare nelle proprie mani tutti i poteri di Roma [...]". Ma gli incubi che turbavano le notti degli aristocratici si dissolsero alla notizia che Pompeo, dopo essere sbarcato a Brindisi congedò il suo esercito, dimostrando che le sue intenzioni erano assolutamente pacifiche e rispettose verso gli ordinamenti Repubblicani: Cneo Pompeo non si sarebbe trasformato in un nuovo Silla. Nel settembre dell'anno 61 a.C., Pompeo rientrato a Roma celebrò il suo grande e meritato trionfo che rimase impresso a lungo nella memoria dei Romani, per la fastosità della cerimonia che durò due giorni e che fu caratterizzata da sfilate grandiose e addirittura da distribuzione di denaro al popolo. Con questa cerimonia, la più grande in assoluto dalla fondazione di Roma, Pompeo celebrava l'importanza delle sue vittorie, contrastando l'opera denigratoria degli ottimati che definivano la sua campagna d'Oriente come un affare tra donnicciole. Ma i suoi nemici, che poi erano i suoi ex-amici ottimati (tra questi i più agguerriti erano Catone, Catulo e Ortensio, ma anche Cicerone si dimostrava freddo nei suoi confronti), avevano deciso di rendergli la vita difficile ostacolando tutti i provvedimenti legislativi di cui Pompeo aveva estremo bisogno, per consolidare le sue conquiste e per accontentare i suoi veterani. In suo soccorso venne Giulio Cesare che mise in piedi quel patto politico, passato alla storia come il primo triumvirato, che permise ai tre uomini più potenti di Roma di porsi al di sopra delle istituzioni repubblicane e di prendere importanti decisioni che gli ottimati non ebbero più la forza di contrastare. Il denaro di Crasso e Pompeo, unito all'abilità politica di Cesare e al suo carisma nei confronti delle masse popolari, rappresentavano una miscela potente in grado di far saltare ogni barriera. L'accordo venne raggiunto nel mese di luglio del 60 a.C., mentre il legame tra Cesare e Pompeo, venne rinforzato nel 59 a.C. anche da un vincolo di parentela, con il matrimonio tra lo stesso Pompeo e Giulia, figlia di Caio Giulio Cesare. Un matrimonio, che al di là delle ragioni politiche che lo avevano motivato, diede vita ad una relazione di coppia caratterizzata da un legame affettivo molto intenso. Dopo 4 anni (56 a.C.) l'alleanza tra i tre uomini cominciò a scricchiolare e ci volle tutta l'abilità politica di Cesare per ristabilire la situazione, con un incontro nella città di Lucca che si concluse con un nuovo accordo triumvirale. Questo accordo, sancito il 13 aprile del 56 a.C., rinnovava a Cesare il governo della Gallia per altri 5 anni, mentre prevedeva la candidatura (e quindi la scontata elezione) di Pompeo e Crasso per il consolato dell'anno 55 a.C., sventando quindi la minaccia rappresentata dalla candidatura di Lucio Domizio Enobarbo, nemico dichiarato di Giulio Cesare. Al termine dell'anno consolare, Pompeo avrebbe ottenuto il governo dell'Iberia mentre Crasso quello della Siria.
Il secondo triumvirato perse di efficacia nell'anno 53 a.C., quando Crasso trovò la morte nella famosa battaglia di Carre. Inoltre, un anno prima (54 a.C.), era morta Giulia, moglie di Pompeo e figlia di Cesare; una morte che aveva messo fine anche al legame di carattere familiare tra i due uomini. Da quel momento Pompeo venne riportato nell'orbita degli ottimati che lo contrapposero allo schieramento popolare il cui leader indiscusso era proprio Giulio Cesare. Il conflitto tra i due schieramenti si andava sempre più acuendo ed aveva la sua espressione più violenta in una guerra fra bande che imperversava nelle strade di Roma. Le bande popolari erano guidate da Publio Clodio, che era ormai sfuggito al controllo dello stesso Cesare, mentre quelle aristocratiche erano guidate da Milone, uomo vicino a Pompeo. Nel 52 a.C., Publio Clodio tentò di ostacolare in tutti i modi la candidatura di Milone alla carica di edile, ma una mattina il capobanda dei popolari venne trovato ucciso. Si sospettò chiaramente di Milone e nei giorni successivi all'omicidio le bande popolari si scatenarono provocando gravi disordini in città. Pompeo colse l'occasione al volo facendosi nominare console unico, restando quindi l'unico vero padrone della città, mentre Giulio Cesare era ancora impegnato nella guerra gallica. Da quel momento la lotta politica tra i due grandi uomini politici leader incontrastati dei due rispettivi schieramenti divenne sempre più aspra e portò inesorabilmente verso la guerra civile. La nuova alleanza tra Pompeo e gli ottimati era stata sancita anche da un legame matrimoniale: Pompeo Magno aveva infatti preso per moglie Cornelia, vedova di Crasso e figlia di Quinto Cecilio Metello Scipione, un esponente emblematico dell'aristocrazia. Era la sua quinta moglie, succedeva ad Antistia, ad Emilia, la figliastra di Silla, a Mucia, la madre di Gneo e Sesto, e poi Giulia, la figlia di Cesare. Con Cornelia, Pompeo condivise gli ultimi anni della sua vita e anche i tragici episodi che provocarono la sua morte. Gli ottimati rinfrancati dall'appoggio deciso di Pompeo, fecero di tutto per togliere a Cesare il proconsolato sulla provincia gallica e per vanificare i risultati della sua guerra di conquista. Pretendevano che Cesare, una volta esautorato dal suo incarico, si presentasse come libero cittadino, quindi senza il suo imperium, per candidarsi al consolato. Intanto si preparavano a sommergerlo di procedimenti giudiziari con il quale piegarlo definitivamente.
Cesare operò numerosi tentativi di mediazione per evitare il ricorso alla guerra civile, ma il 12 gennaio del 49 a.C. "trasse il dado" e attraversò in armi il fiume Rubicone. Pompeo reagì alla notizia con un atteggiamento discutibile, acquartierandosi con le sue truppe in Campania e invitando i senatori a fare altrettanto e quindi ad abbandonare Roma. Il 18 gennaio del 49 a.C., cominciava il triste esodo degli aristocratici Romani che lasciavano la città, abbandonandola al suo destino, senza comprendere appieno quale fossero le motivazioni dietro questa scelta fatta da Pompeo. Il leader degli ottimati continuò a sottrarsi al combattimento, spingendosi nelle Puglie, per poi raggiungere Brindisi ed imbarcarsi alla volta di Durazzo, cosa che effettivamente fece nel mese di marzo insieme ai due consoli in carica e a un codazzo di senatori. Prima di imbarcarsi per Durazzo riuscì a respingere un ultimo tentativo da parte di Cesare di provocare uno scontro: le imponenti difese che lo stesso Pompeo aveva costruito per proteggere il porto di Brindisi impedirono il contatto tra i due eserciti. Pompeo infatti voleva sottrarsi al confronto diretto con Cesare, spostando lo scenario del confronto in Oriente dove il Magno avrebbe avuto tutto il tempo di prepararsi a quella che sarebbe stata la battaglia definitiva. Portando poi con se gran parte del governo legittimo di Roma, voleva in qualche modo costringere il suo avversario a raggiungerlo: per Cesare sarebbe stato infatti impossibile governare senza trovare una legittimazione al suo potere. Una volta che Cesare avesse iniziato il suo viaggio verso l'Oriente, le truppe fedeli a Pompeo che controllavano la provincia spagnola, sarebbero tornate in Italia e si sarebbero riappropriate di quei territori e di quelle città che erano passate sotto il controllo di Giulio Cesare. Ma Pompeo aveva fatto i conti senza l'oste, senza cioè tenere conto dell'intelligenza e delle raffinate strategie del suo avversario e infatti Cesare prima di raggiungere il suo avversario in Oriente si recò in Spagna dove in pochi mesi ebbe ragione delle truppe pompeiane.
Solo il 4 gennaio del 48 a.C. Giulio Cesare attraversò l'Adriatico, andando incontro al suo avversario Pompeo che nel frattempo si era organizzato. Pompeo al momento disponeva di ben 9 legioni tra le quali le 5 che si era portato dietro dall'Italia. A queste legioni regolari e particolarmente valide, "il Magno" aveva affiancato una cavalleria composta da oltre 7000 uomini, oltre ad arcieri e frombolieri giunti da varie regioni dell'Oriente. In tutto Pompeo Magno disponeva di oltre 50.000 uomini con i quali era pronto a dare battaglia. A dispetto della sua non più giovanissima età (58 anni) Pompeo Magno stava lavorando a tempo pieno, con grande tenacia, ignorando anche i dissensi che nascevano nel gruppo di oltre 200 senatori che avevano condiviso con lui la scelta dell'esilio. Pompeo, a cui i senatori avevano comunque affidato il comando supremo delle truppe nella guerra contro Cesare, aveva stabilito il suo quartier generale presso Durazzo, nell'Illirico. Pompeo aveva deciso per una tattica attendistica e continuava ad evitare lo scontro con Cesare, scatenando le ire dei senatori che non condividevano questa tattica.
Solo nel mese di luglio del 48 a.C. avvennero le prime schermaglie tra i due generali mentre il grande scontro avvenne il 9 agosto presso l'antica città di Farsalo, una battaglia nella quale Pompeo poteva contare su una netta superiorità numerica. Ma nonostante questa superiorità la vittoria delle truppe cesariane fu netta e provocò nello schieramento nemico ben 15000 morti e 24.000 prigionieri. Quando l'esito dello scontro fu chiaro, Pompeo Magno tentò di riparare nel suo accampamento, ma poi quando capì che anche quello sarebbe finito nelle mani dei nemici, lasciò le insegne del comando, prese un cavallo e si diede alla fuga. Pompeo era irrimediabilmente sconfitto, oltre all'esercito aveva perso anche l'onore, con la sua fuga che sarebbe terminata in Egitto. Pompeo si recò a Mitilene dove recuperò la moglie Cornelia e il figlio minore Sesto e poi si diresse verso l'Egitto dove il bambino Tolomeo XIV, 10 anni appena, governava sotto la tutela dello stesso Pompeo. Il 28 settembre del 48 a.C., il giorno del suo cinquantottesimo compleanno, Pompeo raggiunse le coste dell'Egitto, presso la città di Pelusio, con la sua famiglia, il suo ingente tesoro e con 2000 uomini che aveva arruolato durante il suo viaggio. il Re e la sua corte, si trovavano in una località vicino Pelusio e lì ricevettero la visita di un incaricato di Pompeo che chiedeva accoglienza. Ma i dignitari di corte preferirono evitare di porsi in conflitto con Cesare e decisero di uccidere Pompeo, pensando in questo modo di ingraziarsi il nuovo duce romano. Achillas, uno dei dignitari di corte si presentò su una modesta imbarcazione al cospetto di Pompeo e gli propose di seguirlo per poi raggiungere Tolomeo al quale lo stesso Pompeo avrebbe potuto formalizzare la sua richiesta di asilo. Insieme ad Achillas c'erano Settimio e Salvio, due ufficiali Romani che facevano parte del corpo di occupazione comandato da Gabinio. Pompeo, tranquillizzato dalla presenza dei Romani, accettò l'offerta, nonostante il parere contrario dei suoi familiari, e salì sull'imbarcazione egiziana, seguito solo da Filippo, un suo fidato liberto. Mentre si preparava a sbarcare sul suolo egiziano venne colpito alle spalle proprio da Settimio, e poi in sequenza dagli altri. I suoi famigliari assistettero impotenti, dalla loro imbarcazione, a questo vile omicidio. Mentre la piccola flotta Romana, abbandonava le coste dell'Egitto, Pompeo, già morto, subiva anche l'onta della decapitazione. Il suo corpo venne lasciato a Filippo che poté incenerirlo direttamente sulla spiaggia, mentre la sua testa venne portata a corte, come trofeo da donare a Cesare quando questi si fosse presentato in Egitto. Con questo vile attentato moriva uno dei più grandi protagonisti della storia repubblicana. |
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