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Il matrimonio |
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una ricerca di Enrico Molinari
bibliografia:
Il matrimonio nell’antica Roma era preceduto dal fidanzamento, che consisteva in un impegno reciproco che i fidanzati assumevano alla presenza e con il consenso dei genitori. La celebrazione del matrimonio era solenne e il rito rigoroso: dopo che i presenti auguravano agli sposi la felicità, si dava il via ad un festino che durava tutta la notte; poi la sposa veniva condotta a casa dello sposo, accompagnata dagli amici e dai parenti che cantavano canzoni allegre e licenziose; giunti a casa, tre amici dello sposo sollevavano la sposa tra le braccia e le facevano superare, senza farle toccare i piedi a terra, la soglia della sua nuova casa, adornata di paramenti bianchi e di verdi fronde. Dopo la sposa entravano tre sue compagne, due di loro portavano il fuso e la conocchia, emblemi dell’attività domestica, la terza la conduceva verso il letto nuziale, dove l’attendeva il marito che incominciava a toglierle gli abiti, mentre i presenti si ritiravano. Il matrimonio a Roma non fu mai indissolubile, neppure nei tempi più antichi: il marito aveva il potere di ripudiare la moglie, ma solo per un errore imputabile alla donna e riconosciuto tale da un consiglio tenuto dalla famiglia del marito. Successivamente però i Romani ripudiarono le loro mogli anche senza un valido motivo, a tal punto e con tanta facilità che, nel corso del primo secolo avanti Cristo, il divorzio, per consenso dei due coniugi o per volontà di uno solo, era molto comune. Cicerone stesso, a cinquantasette anni, ripudiò Terenzia, la madre dei suoi figli con cui era vissuto per trenta anni, per sposare la giovane e ricca Publilia. Terenzia si risposò due volte ancora, prima con Sallustio e poi con Messala Corvino. Il virtuoso Catone Uticense, dopo aver ceduto Marzia all’amico Q. Ortensio, che non aveva avuto figli dalla moglie, non si vergognò affatto di riprendersela, quando al patrimonio che essa possedeva in proprio si aggiunse quello di Ortensio, che nel frattempo era morto. Nell’età imperiale, si assistette, almeno nell’aristocrazia, ad “un’epidemia” di separazioni coniugali che neppure le leggi emanate da Augusto e da altri imperatori (come Adriano e Antonino pio) riuscirono a frenare. |