L’isola Tiberina e Tempio di Esculapio

L’isola era collegata con la terra ferma attraverso due ponti: il ponte Cestio (quello di destra, che collega al Trastevere) e il ponte Fabricio (quello di sinistra che collega al campo Marzio).

I due ponti, come bracci dell’isola, si prestavano all’attracco dei Mulini galleggianti, che provvedevano all’alimentazione della città. E questo, probabilmente spiega l’arcaico culto di Fauno, misteriosa divinità agreste, al quale venne dedicata un’apposita ara votiva.

Ma il culto più diffuso, che ebbe origine nell’isola Tiberina e si estese anche ai ponti annessi, fu quello di Esculapio, dio della medicina, il cui simbolo sacro, il serpente, era stato prelevato dai Romani dal santuario greco di Epidauro, nel tentativo di far cessare la pestilenza scoppiata nel 293 a.C.
Secondo la leggenda il serpente, trasportato a Roma su una nave, sgusciò nell’acqua e andò a nascondersi nell’isola. Da quel momento la peste cessò miracolosamente e sull’isola, dichiarata sacra, venne eretto un tempio al dio Esculapio, dove oggi è la Chiesa di S. Bartolomeo.

La devozione al dio della medicina fece dell’isola un luogo di cura per malati; una tradizione che dura tutt’oggi con l’Ospedale Fatebenefratelli, di antica costruzione.

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