Il colle Esquilino è formato dalle alture del Cispio (posto a nord) e del
colle Oppio (posto a sud). Secondo la tradizione, il colle venne integrato nella
città verso la metà del VI secolo a.C. dal re Servio Tullio, andando così a formare una delle quattro
regioni in cui venne suddiviso il territorio urbano. A partire dalla sua annessione,
il colle si avviò a diventare uno dei più popolosi di Roma, privo di monumenti e edifici pubblici,
ma con alcuni templi dedicati principalmente a culti popolari ai quali si aggiunsero altri templi
di divinità orientali durante l'età imperiale.
Nella parte orientale del colle invece (Campus Esquilinus), rimasta al di fuori delle mura
repubblicane e attraversata da acquedotti e da due grandi strade che si diramavano uscendo
dalla Porta Esquilina, si estendeva la grande necropoli di Roma il cui uso era iniziato
tra l'IX e il VIII secolo a.C. Progressivamente abbandonata (soprattutto dalle famiglie nobili e agiate)
a partire dagli inizi del II secolo a.C., la necropoli iniziò ad essere abitata da poveri e
i morti iniziarono ad essere sepolti in fosse comuni (come quelle ritrovate tra le vie Carlo Alberto
e Napoleone III).
Fino alla vasta opera di risanamento intrapresa e condotta a termine da Mecenate intorno al 35 a.C.
La grande villa di Mecenate (Horti Maecenatis) dette l'avvio alla creazione di una fascia
di ville e giardini che andrà a saldarsi con le analoghe serie di ville e giardini del Quirinale e
del Pincio. La costruzione delle Mura Aureliane, nella seconda metà del III secolo,
andò a bloccare la costruzione di ville e a partire dal 1870 tutte le ville furono distrutte
per avviare l'urbanizzazione intensiva dell'Esquilino.
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