L'ILLUMINAZIONELucerna in uso a Roma

Le case romane erano piuttosto buie anche di giorno per il ridotto numero di finestre e per la scarsa diffusione dei vetri alle finestre, sebbene durante l'impero il lapis specularis fosse impiegato talvolta dalle famiglie agiate per chiudere l'alcova della stanza da letto o per sostituire le tende alla portantina. Perciņ le aperture che davano luce e aria alla casa funzionavano bene solo quando il clima era mite. Col freddo, o ci si ammalava per vedere o si sbarrava tutto con pesanti tende di pelle e imposte di legno, a patto perņ di togliere luce completamente alla casa. Candele e torce risolvevano alla meglio il problema. La casa era solitamente illuminata con lampade ad olio; lucernae, o candelae diverse dalle nostre, formate da cordicelle, ricoperte di sostanze grasse o cera, che venivano intrecciate come funi e fissate a candelabri detti lychni. Per spostarsi all'interno degli ambienti si faceva luce con la lanterna a mano; lanterna, retta da uno schiavo adibito a questa mansione; lanternarius, e formata da un lume a olio protetto da sottili pareti di mica.Le fiaccole di legno resinoso dette taedae erano invece usate in occasioni importanti come matrimoni o funerali.