"Noi abitiamo in una città, che si regge in gran parte su fragili
puntelli; infatti, tramite questi il padrone di casa cerca di
rimediare alle mura pericolanti e quando ha ricoperto con della
calce la spaccatura di una vecchia crepa, invita a
dormire tranquilli
anche sotto la minaccia di un crollo improvviso. E' meglio,
quindi, vivere dove la notte non scoppiano incendi e non c'è
alcun pericolo. Il povero Codro aveva un piccolo letto, sei orioli,
un tavolo e, sotto, una modesta coppa;
una cesta vecchia conservava
dei libretti greci e topi ignoranti rodevano le divine poesie.
Niente possedeva dunque
Codro, chi lo nega? E tuttavia quel
disgraziato ha perduto nell'incendio della sua casa quel poco
che aveva. Il colmo della sventura è che nessuno gli darà cibo
e ricovero e lui va, nudo, chiedendo per carità un tozzo di pane.
Se, però, crolla il grande palazzo del ricco Persico, ecco le donne
sconvolte, i patrizi in lutto e il pretore rimanda le udienze.
In tal caso piangiamo la sventura della città e malediciamo il fuoco.
Ancora l'incendio è acceso e già accorre chi dona marmo o partecipa
alle spese; questi porterà nude e candide statue, l'altro qualche
capolavoro di noto autore, questa ornamenti antichi di dei asiatici,
quello dà libri e scaffali e un busto di Minerva, l'altro una
quantità d'argento. E Persico, il più ricco tra i senza figli,
recupera più di quanto abbia perduto e già è sospettato, a ragione,
di aver bruciato lui stesso la sua casa".