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Cesare e Cleopatra
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Argomenti principali:
Tra il 68 a.C. e il 59 a.C. nacquero la sorellastra Arsinoe IV e i fratelli Tolomeo XIII e Tolomeo XIV.
I Tolomei, secondo la loro dinastia, parlavano greco, rifiutandosi di imparare la lingua egizia, che era considerata lingua "non ufficiale" del regno; Cleopatra invece studiò e imparò perfettamente anche l’egizio, ponendosi nei confronti del popolo come la reincarnazione della dea Iside. Nella primavera del 48 a.C. Tolomeo, insieme con il consigliere nonché suo grandissimo amico Potino, che era stato nominato reggente del giovane faraone, tentò di deporre Cleopatra e di costringerla a lasciare Alessandria. La regina radunò un esercito ed ebbe inizio una guerra civile. La situazione si complicò quando un’altra loro sorella, Arsinoe IV, cominciò ad avanzare pretese sul trono.
In quel momento lo sconfitto generale romano Pompeo arrivò in Egitto cercando rifugio dal rivale Giulio Cesare. Inizialmente Tolomeo e Potino finsero di accettare la sua richiesta, ma il 29 settembre del 48 Potino fece uccidere Pompeo, nella speranza di ingraziarsi il favore di Cesare. Quando questi arrivò, Tolomeo gli offrì la testa del rivale, provocando la reazione di Cesare,
che si scatenò in un’ira tremenda, perché, pur essendo Pompeo suo nemico, era pur sempre un
membro senatorio romano e ciò stava a significare uno del suo popolo: nessun suo concittadino
doveva essere ucciso senza il consenso di Giulio Cesare; così fece giustiziare Potino
e iniziò a sistemare la confusa situazione egiziana, in qualità di rappresentante ufficiale di Roma.
Cesare convocò alla reggia Tolomeo e Cleopatra. Cleopatra temeva di cader vittima di un agguato del fratello tornando al palazzo, così ricorse a uno stratagemma. Si fece avvolgere da un suo fedele amico, Apollodoro Siciliano, in un grande tappeto legato con una cinghia. Apollodoro poi si presentò a Palazzo con il lungo involto sulle spalle e dicendo di dover consegnare un dono a Cesare arrivò fino agli appartamenti del console. Qui al suo cospetto srotolò il tappeto e fu così che gli comparve davanti Cleopatra. La regina indossava gli abiti più sontuosi e succinti, i gioielli più pregiati e gli chiese protezione dal fratello. Le fonti narrano che l’effetto fu irresistibile e che i due divennero amanti quella notte stessa. Cesare organizzò il ritorno ufficiale della regina e la fece sposare con il fratello. Tolomeo, ancora determinato a deporre Cleopatra, si alleò con la sorella Arsinoe e insieme organizzarono un esercito, che nel dicembre del 48 si scontrò nella città di Alessandria con quello di Cesare e Cleopatra. La battaglia causò molti danni agli edifici della città, compresa la Biblioteca di Alessandria, che fu danneggiata da un incendio che bruciò moltissimi manoscritti d’inestimabile valore. Le legioni romane subirono una pesante sconfitta e lo stesso Cesare, per salvarsi da morte sicura, fu costretto a fuggire gettandosi in mare. L’arrivo di rinforzi da Pergamo nel febbraio del 47 offrì la vittoria a Cesare e Cleopatra. Arsinoe e Tolomeo furono costretti a lasciare la città. Il 27 marzo dello stesso anno sul fiume Nilo avvenne lo scontro finale tra le truppe di Tolomeo e quelle di Cesare. La battaglia si concluse in un’ecatombe per l’esercito alessandrino: 25500 morti oltre che 12000 prigionieri. Perse la vita lo stesso Tolomeo. Cleopatra, rimasta unica sovrana dell’Egitto, nominò co-reggente il fratello più giovane Tolomeo XIV. L’Egitto rimase formalmente indipendente, anche se tre legioni romane furono fatte stanziare allo scopo di mantenere l’ordine pubblico. La relazione tra Cesare e Cleopatra, dalla quale nacque un figlio, Tolomeo Cesare detto Cesarione, aveva per entrambi scopi politici: il dittatore romano doveva assicurarsi il controllo dell’Egitto, importante per le sue risorse finanziarie, mentre Cleopatra sperava con essa di ottenere per il paese una posizione di privilegio all’interno dell’impero. Nel 46 a.C. Cleopatra andò a Roma con il figlio appena nato e vi rimase fino alla morte di Cesare, nel 44 a.C. Nell’estate dello stesso anno morì Tolomeo XIV per cause naturali; subito dopo Cesarione venne designato come co-reggente, prendendo il nome di Tolomeo XV Cesare.
Nel 42 a.C., Marco Antonio, uno dei triumviri che governavano Roma in seguito al vuoto di potere conseguente la morte di Cesare, chiese a Cleopatra di incontrarlo a Tarso per verificarne la lealtà. Antonio poi la seguì ad Alessandria, dove rimase fino all’anno successivo. Dalla loro unione nacquero i due gemelli Cleopatra Selene e Alessandro Helios. Quattro anni dopo, nel 37 a.C., mentre era in viaggio per la guerra contro i Parti, Antonio incontrò Cleopatra ad Antiochia, dove si sposarono, anche se il triumviro era legato ad Ottavia, sorella di Ottaviano. Poco dopo nacque un altro figlio, Tolomeo Filadelfo. Ottavia venne rimandata a Roma. Dopo la conquista dell’Armenia, nel 34 a.C., condotta da Antonio con il contributo finanziario egiziano, entrambi celebrarono il trionfo ad Alessandria. Il tradizionalismo dell’opinione pubblica romana fu profondamente scosso dalla inconsueta procedura trionfale e dalle decisioni prese nell’occasione della Donazione di Alessandria: Cleopatra ebbe il titolo di "regina dei re", fu associata nel culto a Iside e nominata reggente dell’Egitto e di Cipro con Cesarione; Alessandro Helios fu incoronato sovrano dell’Armenia, Media e Partia, Cleopatra Selene fu nominata sovrana di Cirenaica e Libia, mentre Tolomeo Filadelfo fu incoronato sovrano di Fenicia, Siria e Cilicia. La politica di Cleopatra e Antonio, tesa a dominare tutto l’Oriente, favorì la reazione di Ottaviano, che accusò la regina di minare il predominio di Roma e convinse i Romani a dichiarare guerra all’Egitto. La regina aveva fatto costruire una flotta possente (Flotta tolemaica di Cleopatra VII): circa 300 navi di grossa stazza. Nel 31 a.C. le forze navali romane si scontrarono con quelle di Antonio e Cleopatra nella battaglia di Azio. Visto che la battaglia era persa la regina ordinò alla sua scorta personale, circa 60 navi, di aprirsi un varco nella flotta romana e si riparò ad Alessandria, seguita da Antonio. Dopo la vittoria, Ottaviano invase il Regno tolemaico d’Egitto e, dopo una breve resistenza, entrò ad Alessandria. Nel 30 a.C., dopo il suicidio di Antonio per non essere torturato e fatto prigioniero da Ottaviano, Cleopatra si rinchiuse nel mausoleo dei Tolomei e si uccise facendosi mordere da un aspide. Era il 12 agosto. Plutarco nel suo Vita di Antonio, racconta come Cleopatra decise di usare questo animale: «...Cleopatra raccoglieva ogni sorta di veleni mortali, tra i più forti che ci fossero, e di ciascuno di essi provava se erano efficaci e nello stesso tempo indolori, propinandoli ai detenuti in attesa di morire. Poiché vide che quelli istantanei procuravano una morte subitanea, ma dolorosa, e i più dolci non erano rapidi, provò gli animali, osservandoli di persona, mentre venivano applicati uno dopo l’altro. Fra tutti trovò quasi solo il morso dell’aspide, che induceva nelle membra un torpore sonnolento e un deliquio dei sensi, senza per questo arrecare spasimo o provocare gemiti; non appariva che un lieve sudore alla fronte, mentre le facoltà percettive svanivano, si rilasciavano dolcemente, e resistevano a ogni tentativo di risvegliarle e richiamarle in vita, come chi dorme profondo...». Nel 2010, lo storico tedesco Christoph Schaefer ha sfidato tutte le altre teorie, dichiarando che la regina in realtà si avvelenò e morì per aver bevuto una miscela di veleni. Dopo aver analizzato i testi storici con la consulenza di tossicologi, lo storico ha concluso che l’aspide non avrebbe potuto causare una morte lenta e indolore, in quanto il veleno dell’aspide (identificato col cobra egiziano anziché con la vipera, che inocula poco veleno, mentre il cobra è quasi sempre mortale; inoltre il cobra era il simbolo dei Re d’Egitto) paralizza le parti del corpo, a partire dagli occhi, prima di causare la morte. Schaefer e il suo tossicologo Dietrich Mebs ritengono che Cleopatra avesse usato una miscela di cicuta, aconito ed oppio, simile a quella che venne usata per avvelenare Socrate. Plutarco ci ha riportato il breve discorso tra Marco Vipsanio Agrippa e un’ancella di Cleopatra, davanti al corpo della regina ormai morta: «Ti sembra sia stata una degna fine?» chiese il romano. L’ancella rispose: «Più che degna... degna dell’ultima regina d’una grande stirpe!». Cleopatra fu l’ultima regina del Regno tolemaico d’Egitto, l’ultimo membro della Dinastia tolemaica e l’ultima sovrana dell’età ellenistica che, con la sua morte, avrà definitivamente fine. Oggi è probabilmente la più famosa di tutti i sovrani dell’Antico Egitto ed è conosciuta con il nome di Cleopatra, anche se fu la settima e ultima regina a possedere quel nome. Cleopatra comunque non fu mai di fatto l’unica sovrana dell’Egitto, avendo regnato insieme al padre, al fratello, al fratello-marito e al figlio. Cesarione fu fatto giustiziare da Ottaviano, mentre i tre figli avuti da Cleopatra con Antonio furono portati a Roma. L’Egitto divenne una provincia romana retta dal prefetto d’Egitto, funzionario di rango equestre. Ottaviano, ritornato a Roma per festeggiare il trionfo della spedizione egiziana, fece allestire su un carro un dipinto della bellissima regina, portandolo in trionfo attraverso le vie della città. Le fonti della letteratura latina e greca che hanno trasmesso particolari sulla vita e la figura di Cleopatra
sono numerose, di seguito ne viene dato un elenco parziale:
Cleopatra non fu solo una grande seduttrice. Conosceva molte lingue; Plutarco scrive: «La lingua, come uno strumento musicale dalle molte corde, essa volgeva facilmente a qualsiasi idioma volesse parlare, tanto che erano rarissimi i casi in cui trattasse coi barbari attraverso un interprete, fossero essi Etiopi, Ebrei, Arabi, Siri, Medi o Parti». Conosceva il greco e parlava correntemente anche il latino. Oltre alla versatilità per le lingue, aveva interesse anche per le arti e le scienze: Antonio regalò a Cleopatra la famosa Biblioteca di Pergamo. Era amica e conoscente di molti dotti del Museo alessandrino, fra cui il celebre astronomo Sosigene, al quale si deve la riforma del calendario romano; fu quasi certamente Cleopatra a presentarlo a Cesare. |