Catone il Censore

 

una ricerca di:

- Enrico Molinari

bibliografia:

- "Storia illustrata di Roma Antica”,Gruppo Editoriale Giunti, Prato, maggio 2000.

- “Storia di Roma Antica”, Newton & Compton Editori, Roma, settembre 1997.

- “Gli Antichi Romani”, Gruppo Editoriale Giunti, Prato, marzo 1999.

- “Storia di Roma” (di Indro Montanelli), Gruppo Editoriale BUR, Roma, novembre 2000.

sintesi della ricerca:

- In questa ricerca si tratta di uno dei più grandi uomini politici e letterati che Roma abbia mai avuto: Marco Porcio Catone, il quale si batté con tutto il suo spirito per la difesa della cultura romana, per difenderla dalla “corruzione” di quella greca o ellenica (il cui centro era la splendida Alessandria d’Egitto). Egli si batté a fondo anche per la distruzione della città di Cartagine (“DELENDA CARTHAGO” diceva lui in Senato). Ma esamineremo anche ciò che egli ci ha lasciato di se e della sua opera di storiografico, oltre che il contesto storico, sociale ed economico in cui visse questo illustre personaggio.

"I ladri di beni privati passano la vita in carcere e in catene, quelli di beni pubblici nelle ricchezze e negli onori."

Catone, citazione in Aulo Gellio, Notti attiche, XI, 18, 18.

indice della ricerca:

La vita

Le opere

Le orazioni

Le "origines"

Sintesi

 

la ricerca:

La vita

Catone visse nel periodo più intenso della storia romana, quello delle guerre puniche e dell’espansione ad oriente. Per le guerre contro la Macedonia e la Siria, s’intensificarono i rapporti tra Roma e la Grecia. L’ala più progressista romana, a capo della quale erano gli Scipioni, si aprì alla cultura greca; Catone fu invece il rappresentante dell’area più tradizionalista dell’aristocrazia.

Di Catone abbiamo due immagini contrastanti: quella delineata da Cicerone nel "Cato Maior seu De senectute" è un’immagine idealizzata, mitizzata. Catone diventa cittadino esemplare e incarna i mores, i costumi del passato

L’altra la troviamo nella biografia di Plutarco che, nelle sue "Vite Parallele", fa di Catone un personaggio contraddittorio, un uomo che si atteggia a moralista, a censore dei costumi ma che, nella sfera privata, non disdegna di esercitare l’usura o di darsi a speculazioni finanziarie spregiudicate, esoso verso i suoi dipendenti e gli schiavi, un uomo che colpisce le vanità altrui ma che appare egli stesso vanitoso e ambizioso (e forse è questa l’immagine più reale).

 

Nato da famiglia contadina, Catone trascorse la giovinezza lavorando le terre in Sabina. La sua origine lasciò un’impronta determinante nella sua mentalità.

Fu arruolato nella II guerra punica e rimase sotto le armi per quasi tutta la durata del conflitto. Solo alla fine iniziò il cursus onorum. Egli era un uomo novus, la cui famiglia non aveva mai ricoperto cariche politiche.

Per la sua attività politica si avvalse dell’appoggio di Valerio Flacco, aristocratico conservatore.

Nel 204 a.C. fu eletto questore; nello stesso anno Scipione portava la guerra in Africa. Catone lo seguì.

Il contrasto fra di loro è immediato; Catone contestò l’eccessiva prodigalità di Scipione e le eccessive elargizioni alle sue truppe. Quello rispose che non aveva bisogno di un questore così preciso e che doveva dare conto a Roma non del denaro speso, ma delle imprese portate a termine.

Tornato in Italia, incontra Ennio e lo porta a Roma. Negli anni seguenti continua la carriera politica, e nel 195 a.C.,  Flacco diviene console. Nello stesso anno i tribuni della plebe proposero l’abrogazione della lex oppia, legge promulgata nel 125 a.C. dopo la disfatta di Canne che vietava alle donne di indossare abiti lussuosi e gioielli d’oro che superassero un certo peso; questo perché bisognava concentrare le risorse economiche per le imprese militari. Catone si oppose, però la legge venne abrogata.

Nel 190 a.C. era finita la guerra contro Antioco III di Siria che, sconfitto pagò ai romani 15.000 talenti di cui 500 andarono direttamente agli Scipioni. Catone colse la palla al balzo e li attaccò sul loro punto debole, l’amministrazione del denaro pubblico. Lo stesso Scipione, in conseguenza dei processi che ne derivarono, preferì allontanarsi in volontario esilio.

Nel 184 a.C. Catone divenne censore con Valerio Flacco e lo fece con rigore proverbiale. Si oppose in tutti i modi al lusso eccessivo, al mal costume e alla corruzione di cui davano prova gli esponenti dell’aristocrazia progressista.

Nel 180 a.C. muore Flacco e Catone smorza i toni aspri della sua polemica, si avvicina a Lucio Emilio Paolo che è diventato l’uomo più rappresentativo del circolo scipionico. Combina il matrimonio fra il figlio Marco e Terzia, figlia di quello. Intanto cerca di arricchirsi con speculazioni finanziarie e con l’usura. Continua poi la polemica contro i greci.

Nel 161 a.C. il senato, sotto sua ispirazione, emanò un decreto di espulsione per tutti i retori e i filosofi greci residenti a Roma.

Nel 155 a.C. giunsero a Roma come ambasciatori ateniesi, 3 filosofi greci, Carneade, Diogene e Critolao che, in attesa di essere ricevuti dal senato, tennero a Roma delle conferenze: i romani li andarono a sentire e ne rimasero affascinati.

Catone consigliò al senato di riceverli il prima possibile per farli andare via altrettanto rapidamente. La paura dei romani per la retorica e la filosofia è basata sull’autonomia e sullo spirito critico che queste comportano; da un lato ne sono affascinati, dall’altro hanno paura che esse possano corrompere i valori e i rapporti sociali tradizionali.

Negli ultimi anni, Catone conduce una campagna politica contro Cartagine, città non più un pericolo dal punto di vista militare ma competitiva dal punto di vista commerciale. La III guerra punica fu dichiarata proprio nel 149 a.C. anno della morte di Catone.

 

Le opere

Per raggiungere le vette del potere politico, Catone fu un oratore eccellente: con lui sarà inaugurato il nesso fra politica e arte oratoria, la capacità di tenere discorsi persuasivi.

L’oratoria diventa strumento politico. Nel corso della sua vita, a detta di Cicerone, Catone pronunciò moltissimi discorsi (almeno 160) e fu anche il primo a scriverli per rielaborarli. Noi possediamo circa 80 titoli e qualche frammento delle sue orazioni. Per Catone l’oratore perfetto doveva essere "Vir Bonus Dicendi Peritus". Catone inoltre dà la precedenza al "Vir" e alla sua integrità morale, ponendo in secondo piano l’abilità nel parlare. Ciò che conta per lui è l’interiorità, senza la quale non si può essere un buon oratore.

Altro precetto che ci ha lasciato è la famosa frase: "Rem tene, verba sequentur". Fra le orazioni di Catone ricordiamo il "De sumptu suo": qui contrappone il "proprio tenore di vita" a quello dei suoi avversari e traccia l’immagine di sé come di un politico onestissimo che esercita le sue cariche con disinteresse, ligio al proprio dovere. Contrapponeva quindi questa immagine di perfezione a quella degli altri che esercitavano il loro potere per interesse personale, sfruttando il prestigio che avevano.

Altra orazione fu quella del 167 a.C. "Pro Rodiensibus" (In difesa degli abitanti di Rodi). Rodi era alleata romana e durante la guerra tra Roma e Perseo rimase neutrale. Dopo la vittoria fu accusata dai romani di tradimento. Roma la voleva punire e Catone intervenne in sua difesa affermando che si possono punire le azioni, non i pensieri. Il senato accettò la tesi di Catone, ciò nonostante qualche anno dopo Rodi venne punita economicamente: Roma dichiarò la vicina Delo porto franco e i traffici si spostarono da Rodi a Delo.

Altra operetta è il "Praecepta ad Marcum filium", a carattere enciclopedico e di pronta consultazione; il suo intento era di istruire il figlio, di essere il suo primo maestro e di criticare l’uso che si stava diffondendo di far educare i propri figli dai greci. L’opera era divisa a seconda della disciplina che voleva insegnare: arte, retorica, medicina ecc. Vi è un frammento in cui parla al figlio dei greci screditandoli. Secondo Catone è necessario conoscere i greci ma non farsi influenzare poiché sono corrotti e corruttori.

L’unica opera pervenutaci interamente è il "De agri cultura", la prima scritta in prosa della letteratura latina: è un trattato sull’agricoltura. Non è a carattere sistematico: sono 162 capitoli in cui sono esposti consigli circa la conduzione di un’azienda agricola. L’azienda di cui parla è finalizzata non ad un’economia di sussistenza ma di mercato: si contrappone il modello del podere di medie dimensioni al nascente latifondo. Catone consiglia il podere da acquistare, i lavori da compiere, insegna la cura delle malattie di piante e animali, i compiti del fattore, insegna come trattare i dipendenti e come comportarsi con gli schiavi che, per lui non sono persone ma res. Nelle sue intenzioni, l’opera ha anche funzione morale e sociale: Catone infatti ritiene che l’agricoltura innanzitutto è l’attività più sicura ed onesta, e che poi è solo col lavoro agricolo che si formano i buoni cittadini ed i buoni soldati.

Catone si cimentò anche nel genere storiografico, e da vecchio scrisse un’opera - "Origines" - di cui abbiamo solo frammenti: le uniche testimonianze unitarie le possediamo tramite Cornelio Nepote. Sappiamo che l’opera era in 7 libri, e seguiva questo profilo: I libro: origini di Roma e periodo monarchico; II e III: storia delle altre città e popolazioni italiche; IV: Iª guerra punica; V : IIª guerra punica; VI e VII: avvenimenti successivi sino al 151 a.C., anno in cui il pretore Servio Sulpicio Galba vinse sulla popolazione spagnola dei Lusitani grazie ad atti di grande ferocia e crudeltà che Catone denunciò in un’orazione del 149 a.C. poco prima di morire. Catone vuole, con questa opera, porre sullo stesso piano Roma e le altre città italiche (per lui la potenza di Roma è frutto anche dell’appoggio delle altre popolazioni); inoltre non cita i nomi dei generali, ma li indica con la carica ricoperta, e lo fa per contestare la concezione individualistica, "carismatica" della storia, cosa evidente nell’epica storica di Ennio e nelle prime opere storiografiche romane, gli Annales. Di contro, Catone vedeva invece la creazione e la storia dello stato romano come l’opera collettiva e progressiva del "populus romanus", stretto intorno all’ideologia e agli uomini della classe dirigente senatoria.

 

Le orazioni

Catone si dedicò all'oratoria fin dalla giovinezza però il suo più antico scritto in nostro possesso risale al 195 anno del suo consolato. Catone usava l'oratoria sia per la politica che per le cause giudiziarie e nel suo pensiero c'era l'assoluta importanza dei contenuti e la noncuranza della forma. Ad una prima analisi infatti le orazioni catoniane appaiono semplici ma in realtà sono molto più complesse con un'assoluta padronanza degli artifizi retorici. Cicerone analizzando l'opera catoniana elenca i suoi aspetti fondamentali: la concisione, la vivacità e la brillantezza delle espressioni, l'asprezza e l'elegante semplicità. D'altro canto elenca anche i fattori negativi: il linguaggio arcaico, l'assenza del ritmo, anche se non manca la cospicua presenza di figure retoriche.

Le "origines"

Negli ultimi anni della sua vita Catone scrisse le Origines (dopo il 174 a.C.). L'opera era composta di sette libri:

  • I libro fondazione di Roma;

  • II-III libro origini delle principali città italiche;

  • IV-V libro la prima e la seconda guerra punica;

  • VI-VII libro tutti gli avvenimenti successivi fino al 151 a.C..

La storia scritta da Catone si concludeva dunque con la sua vita.

L'opera presenta alcuni caratteri innovativi come l'uso del latino, l'uso della narrazione anziché del metodo annalistico e dando importanza all'aspetto dell'unificazione delle popolazioni italiche. Questa opera si distingue dalle altre dello stesso tipo anche perché Catone non nomina nessuna delle personalità importanti chiamandole non per nome, ma con il rispettivo grado militare o carica civile (Annibale viene chiamato dictator Carthaginiensium) e infine Catone fa solo un nome di un soldato sconosciuto che compie un atto eroico e questo è il simbolo del populus Romanus.

È provato che Catone per questa opera usò anche fonti greche e ciò si può rilevare soprattutto dall'impostazione geo-etnografica dell'opera e infatti catone ebbe sotto mano le opere di Timeo di Tauromenio e di Polemone D'Ilio che trattavano la fondazione delle più importanti città Italiane e Siciliane.

Infine si può dire che nonostante Catone usi delle forme elleniche nella sua opera lui cerca di creare una dimensione romano-italica da contrapporre a quella del mondo greco.

 

Sintesi

Origini

Marco Porcio Catone: nato a Tuscolo nel 234 a.c. - morto a Roma nel 149 a.c.

Marco Porcio Catone nacque a Tusculum nel 234 a.C. da una famiglia plebea di agricoltori benestanti. Secondo Varrone il nome della gens Porcia sarebbe derivato dal fatto che i suoi membri più antichi allevavano suini.

Da giovane visse nella Sabina, dove aveva un piccolo fondo avuto in eredità dal padre.

 

La carriera militare

A diciassette anni iniziò la carriera militare.

Nel 209 partecipò alla presa della città di Taranto sotto il comando di Fabio Massimo.

Nel 207 partecipò alla battaglia di Senigallia, altrimenti nota come battaglia del Metauro, durante la quale perì Asdrubale, fratello di Annibale.

 

Il cursus honorum

Nel 205, a trenta anni, divenne questore al tempo del primo consolato di Publio Scipione Africano.

Nel 204 era in Sicilia con Scipione. Entrò in contrasto con lui per la registrazione delle spese. Si fece mandare in congedo a Roma per accusare il console di sperpero del denaro pubblico. Scipione tuttavia seppe ben difendersi e salpò per l'Africa.

Nel 199 divenne edile della plebe.

Nel 198 fu pretore ed ebbe la provincia della Sardegna, dove perseguitò l'usura.

Nel 195, a quaranta anni, fu console con Lucio Valerio Flacco. Inutilmente si oppose al ritiro della Lex Oppia, emanata nel 215 durante la II guerra punica, per limitare il lusso delle donne.

Ebbe in sorte la provincia della Spagna Citeriore. Meritò il trionfo per le sue imprese militari.

Nel 194 Publio Scipione Africano, durante il suo secondo consolato, cercò di rimuoverlo dalla carica di pretore della Spagna, ma non vi riuscì.

Nel 191 Catone, in qualità di legato, fu con Manio Acilio Glabrio nella guerra contro il re seleucida Antioco III. Condusse trattative con le più importanti città greche e il suo intervento nella battaglia delle Termopili fu decisivo. Con un contigente di truppe riuscì ad aggirare le posizioni dei

greco-siriani e a sconvolgere lo schieramento avversario.

 

Catone e gli Scipioni

Tra il 187 e il 184 condusse una campagna contro gli Scipioni, fautori di una politica di apertura alla cultura greca e orientale.

Catone intravide il pericolo di sovvertimento insito in tale atteggiamento e si schierò in difesa degli ideali tradizionali romani.

Scipione l'Africano fu costretto all'esilio volontario e suo fratello, Lucio, venne condannato per peculato.

 

Catone il Censore

Nel 189 Catone si era presentato alle elezioni per la censura, ma non era stato eletto.

Nel 184, a cinquanta anni, si ripresentò e divenne censore insieme a Lucio Valerio Flacco.

I censori venivano eletti dal popolo romano riunito nei comizi centuriati.

I nobili tentarono inutilmente di impedire l'elezione di Catone.

I censori fecero la revisione delle liste senatoriali per eliminare gli indegni e i mancanti di censo.

Sette senatori furono esclusi dalla carica. Tra i sette l'ex console Lucio Quinzio Flaminino, insigne per nobiltà e per cariche. Flaminino venne considerato indegno per aver ucciso una persona durante un banchetto, durante il quale si accompagnava ad un amasio o ad una prostituta.

Venne anche tolto il cavallo pubblico a Lucio Scipione Asiatico, che però rimase nelle liste dei senatori. Non è chiaro se il provvedimento fosse stato preso per le cattive condizioni fisiche dell'Asiatico o per il suo comportamento durante la guerra siriaca.

Venne ordinato di registrare gli ornamenti e le vesti femminili e i veicoli di valore superiore a 15.000 assi per un valore legale moltiplicato per dieci.

Analogamente gli schiavi sotto i 20 anni, che, nel corso degli ultimi 5 anni, erano stati pagati più di 10.000 assi vennero registrati per un valore legale moltiplicato per dieci.

Su questi beni venne applicata una tassa del 3 per 1000.

Venne proibito di utilizzare l'acqua pubblica negli edifici e nei terreni privati. Catone fece tagliare i tubi collegati abusivamente all'acquedotto.

Fu ordinata la demolizione entro 30 giorni degli edifici privati costruiti su suolo pubblico.

Furono avviati i lavori per la pavimentazione delle fontane pubbliche, la pulizia delle fogne e la costruzione di altre fognature.

Flacco fece costruire una diga aperta al traffico presso le acque Nettunie e una strada che attraversava il monte Formiano.

Catone acquistò un terreno nel Foro, tra il Campidoglio e la Curia, e vi costruì la basilica Porcia, un edificio rettangolare con colonnati e gallerie, utilizzabile per il passeggio ed il commercio. Il primo centro commerciale di Roma.

Gli appalti per la riscossione delle imposte nelle province furono concessi a prezzi altissimi.

Gli acquisti per forniture statali furono effettuati a prezzi bassissimi.

Il senato, sollecitato dagli appaltatori e dai fornitori, intervenne invalidando gli ultimi due provvedimenti.

Un editto dei censori escluse dalle nuove aste coloro che avevano tentato di eludere le aste precedenti.

Le opere furono aggiudicate praticamente alle stesse condizioni di prima.

I provvedimenti di Catone attirarono gli odi di gran parte dei potenti che intentarono contro di lui ben 44 processi con varie accuse. L'ultimo processo avvenne quando Catone aveva 86 anni.

 

Dopo il censorato

Nel 181 Catone, terminato il periodo di censorato, propose la Lex Orchia contro i beni di lusso.

Nel 169 propose la Lex Voconia per il controllo della libertà finanziaria delle donne.

Nel 168 si oppose all'annessione di Rodi. La sua politica si opponeva a quella della oligarchia che desiderava impadronirsi dei beni dei rodiesi.

Nel 154 Catone ottenne di far ripartire da Roma i tre filosofi che nel 155 erano giunti come ambasciatori da Atene: lo stoico Diogene, Critolao e Carneade.

 

Delenda est Carthago

Durante una sua ambasciata a Cartagine, probabilmente nel 153, Catone, ottantunenne, si convise della minaccia che la città costituiva ancora per Roma e iniziò una campagna per distruggere l'antico nemico: delenda est Carthago.

Prima di morire, nel 149, Catone riuscì nel suo intento: Roma e Cartagine entrarono in guerra per l'ultima volta.

 

Catone uomo di cultura

Catone scoprì il poeta Ennio (Rudie, Taranto 239 - 169 a.C.) e dalla Sardegna, dove militava tra le truppe ausiliarie, lo portò a Roma.

Catone fu un grande oratore. Cicerone conosceva più di 150 orazioni del Censore.

Fondò la storiografia latina con le Origines, opera in 7 libri, sulle tradizioni italiche. L'opera venne cominciata dopo il 174 e tenne occupato Catone fino agli ultimi giorni della sua vita. Nel trattato i generali non sono chiamati per nome, ma si fa riferimento ad essi semplicemente con l'appellativo imperator romanus. Secondo Catone il fondamento della repubblica romana era l'ingenium non di un solo uomo ma del popolo romano nel suo insieme. Catone reagiva al culto della gloria delle grandi personalità di moda nelle famiglie aristocratiche, influenzate dai maestri greci.

Per l'educazione del figlio, contro la moda grecizzante, scrisse i Libri ad Marcum filium.

Contro il crescente diffondersi del latifondo scrisse il De agricultura in difesa della medio-piccola proprietà terriera.

Trasmise i suoi principi morali nel Carmen de moribus.

Nel III secolo d.C. si diffuse una raccolta di sentenze morali in versi: Disticha Catonis